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12 settembre 2021

D come Domodossola - prima parte

Il primo viaggio insieme nel mondo post-pandemico è stato breve e vicino a casa ma, come è il nostro stile, intenso e super organizzato. Partiamo alla scoperta della valle Ossola.

16 agosto

Approfittando dell'offerta della Regione Piemonte di voucher turistici abbiamo deciso di porre la nostra "base operativa" a Domodossola nel B&B Tiffany
La truppa si ritrova in mattinata a casa di Skipper e da qui imbocchiamo l'autostrada in direzione nord, l'intenzione originaria era quella di fare una sosta sul lago Maggiore, ma la nostra super ospite Michela ci ha chiesto di anticipare il check-in così ci dirigiamo subito a Domodossola.
Dopo aver preso possesso del nostro appartamento e aver chiacchierato con Michela, che ci fornisce molti preziosi spunti da sfruttare durante il soggiorno, facciamo pranzo in casa e iniziamo a programmare le future escursioni.
Nel frattempo il cielo limpido che ci aveva accolto al nostro arrivo si rannuvola e inizia un violento temporale, decidiamo di aspettare che termini per uscire (armate di ombrelli) per esplorare il centro di Domodossola.
Da via Galletti, dove si trova il b&b, raggiungiamo via Garibaldi, poi giunte di fronte al comune imbocchiamo corso Fratelli di Dio e quindi corso Ferraris per arrivare fino alla stazione, dove cerchiamo informazioni sul treno delle Centovalli (o Vigezzina).
Ritorniamo sui nostri passi per iniziare a percorre quasi senza meta precisa le vie del "pentagono" centrale della città. Scopriamo così piazze e scorci davvero graziosi. Veniamo sorprese da un nuovo acquazzone mentre stiamo camminando su via Monte Grappa alla ricerca di una delle torri dell'antico sistema murario, così ritorniamo precipitosamente verso casa per recuperare la macchina.
Quattro passi a Domodossola: piazza Fontana

Continuiamo a dirigerci verso nord sulla superstrada E62 che porta al passo del Sempione e usciamo a Crodo, la nostra prossima meta. Nel frattempo le nuvole ci hanno completamente abbandonato e il sole splende nel cielo limpido.
Questo minuscolo paesino è sede della Acque di Crodo e ha dato i natali al... Crodino! In realtà il paese ha poco da offrire, così dopo una breve visita decidiamo di risalire in macchina per spostarci in una delle frazioni: Mozzio.
Parcheggiamo vicino a una cappella e facciamo una breve passeggiata fino all'hotel Belvedere per ammirare il panorama dall'alto.
Mozzio.

Dato che il vento è forte e le energie cominciamo a scemare decidiamo di ritornare a Crodo per un aperitivo, ovviamente a base di Crodino.
Rinfrancate e riposate torniamo verso Domodossola per fare la spesa e poi rientriamo al nostro appartamento nel b&b dove ceniamo.
Pausa aperitivo a Crodo.

17 agosto

Le campane del Santuario della Madonna della Neve ci svegliano di buon ora, ma non siamo particolarmente scioccate perché sono perfettamente sincronizzate alla nostra sveglia!
Ci vestiamo e scendiamo nel giardino del b&b per gustare l'ottima colazione che Michela ha preparato per noi, ci lasciamo tentare da datteri israeliani, torte fatte in casa e croissants appena sfornati così da fare il pieno di energie per la giornata che ci attende. Oggi esploreremo la prima della sette valli ossolane: la valle Anzasca, con l'obiettivo di ammirare il Monte Rosa.

Lo strepitoso buffet personale della colazione.

Con l'auto riprendiamo la superstrada E62, questa volta in direzione sud, e usciamo a Piedimulera, dove imbocchiamo la valle. Già da qui si può scorgere la cima del Rosa e rimaniamo da subito incantate.
Risaliamo la stretta valle fino alla località Pecetto di Macugnaga, dove parcheggiamo di fronte alla seggiovia. La prima intenzione è quella di visitare solo il piccolo borgo, ma ci lasciamo tentare da alcuni cartelli e iniziamo a percorrere il sentiero che costeggia la seggiovia.
Come ben sapete il nostro gruppo è molto affiatato ma quando si tratta di camminate in montagna, Soldato e Kowalsky sono molto più portate e allenate di Rico e Skipper, così dopo un breve tratto di sentiero percorso insieme ci separiamo. Il gruppo esperte raggiungerà la seggiovia Belvedere, mentre il gruppo principianti arriverà all'Alpe Burki, con annessa capatina all'omonimo agriturismo.

Il Monte Rosa e, in primo piano, il Torrente Anza visti all'inizio del sentiero che porta al Bevedere.

Dopo aver contemplato più da vicino il maestoso Monte Rosa, ridiscendiamo e ci ritroviamo al Ristorante Miramonti dove soddisfiamo il secondo obiettivo di giornata: gustare un bel piatto di polenta!
Sazie e riposate, recuperiamo gli zaini e ci spostiamo nell'abitato di Pecetto per ammirare le tipiche case walser.
Polenta e salsiccia.
Polenta concia.

Risaliamo in macchina e scendiamo leggermente la valle fino all'abitato di Isella, dove parcheggiamo per raggiungere la nostra prossima tappa: il lago delle Fate. Sfortunatamente il sentiero segnalato che iniziamo non è adatto a chi soffre di vertigini, quindi siamo costrette nuovamente a separarci.
Soldato e Kowalsky proseguono fino al lago, dove scoprono che esiste un comodo sentiero su sterrato che parte dal parcheggio percorrendo un tratto più lungo, invece Rico e Skipper seguono il sentiero che costeggia il torrente Anza e raggiungono la miniera d'oro della Guia.

Il lago delle Fate.

Ricompattato il gruppo e soddisfatte della giornata appena trascorsa, continuiamo la discesa a valle, ma lungo la strada veniamo attirate da un cartello che ci aveva incuriosito già al mattino: mirtilli! Facciamo quindi sosta all'Agriturismo In valle sul fiume, dove acquistiamo un cestino di mirtilli freschi e alcune marmellate.
L'ultima tappa della giornata è all'Azienda Vitivinicola Patrone per acquistare due bottiglie di vino da gustare insieme nelle nostre cene.

18 agosto

La sveglia è di nuovo scandita dalle campane, ma l'entusiasmo è alto oggi ci aspetta una giornata ricchissima alla scoperta delle valli Formazza e Antigorio.
La superstrada E62, a cui ormai siamo affezionate, ci accompagna fino all'uscita di Crodo, poi proseguiamo (sempre in direzione nord) sulla SS659. Attraversiamo prima la valle Antigorio e poi entriamo in val Formazza, il panorama è molto particolare si alternano tratti di strada in valli strette e ripide a zone di fondovalle ampie e soleggiate.
Vorremmo fermarci per ammirare la cascata del Toce, ma ci sorprende dietro a una curva e non riusciamo a trovare una piazzola per fermare la macchina, decidiamo così di proseguire fino al parcheggio della Chiesa della Madonna della Neve che si trova proprio dove inizia il salto della cascata, per osservarla dall'alto e scorgere tutta la valle.
Il panorama è stupendo ma ci tratteniamo poco da una parte perché, nonostante il tempo sia soleggiato, spira un vento gelido e dall'altra perché la ressa di turisti, accalcati e senza mascherina, ci mette un po' a disagio.
La val Formazza vista dalla cascata del Toce.

Dopo una sosta caffè/bagno al Ristorante Cascata del Toce, risaliamo in macchina e proseguiamo fino a Riale, dove lasciamo l'auto in un prato adibito a parcheggio.
Indossiamo le giacche antivento e carichiamo gli zaini in spalla per incamminarci verso il lago di Morasco, la strada è larga e asfaltata quindi facilmente percorribile da chiunque.
Giunte al bivio con il rifugio Bim Se, decidiamo che, vista la grande quantità di turisti, forse è meglio prenotare un tavolo per pranzo. Si rivela una giusta intuizione perché ci vogliono tre tentativi per riuscire a trovare un tavolo. Più tranquille riprendiamo la nostra camminata fino alla diga del Morasco che percorriamo interamente ammirando le acque verdi del lago e le meravigliose montagne che lo circondano.

Vista sul lago di Morasco dalla diga.

Terminata la passeggiata sulla diga, prendiamo il sentiero di sterrato che porta al rifugio Bim Se e poi continuiamo la discesa fino alla macchina. Ci spostiamo al Ristorante Cascata del Toce, dove abbiamo prenotato e qui si scatena il panico: non hanno segnato la nostra prenotazione! La cameriera molto gentilmente ci trova comunque un tavolo in una delle bellissime sale interne dipinte.
Ordiniamo due piatti di ravioli formazzini (ripieni di patate e menta) e due porzioni di canederli con crudo dell'Ossola e fonduta di formaggio locale, che condividiamo... non abbiamo una testimonianza fotografica perché quando i piatti sono arrivati eravamo così affamate che non abbiamo pensato ad altro.
Skipper e Kowalsky si fanno tentare anche da una fetta di strudel.

Vista dalla sala del Ristorante Cascata del Toce.

Satolle e soddisfatte riprendiamo la macchina e cominciamo la discesa verso valle, la prima tappa è un micro parcheggio in località Sottofrua. Da qui ci incamminiamo su un bel sentiero che conduce fino ai piedi della maestosa cascata del Toce. 
Lo spettacolo della cascata è mozzafiato e ci lascia davvero senza parole, anche il sentiero che abbiamo fatto ci ha molto colpito perché lungo il percorso sono presenti alcuni pannelli storici che raccolgono dipinti o brevi estratti di libri che rappresentano la cascata nella storia.

La cascata del Toce.

La tappa successiva è molto rapida, ci fermiamo lungo la strada per fotografare una delle numerose centrali idroelettriche della zona, quella di Cadarese. Facciamo qualche fotografia dall'auto e poi proseguiamo fino a Baceno per acquistare alcuni formaggi all'Antica Latteria di Baceno. Sfortunatamente nonostante le grandi aspettative date dal sito, in negozio l'offerta non è molto ampia e ci dobbiamo accontentare.

Dato che non è facile abbattere l'umore della truppa continuiamo con il programma serratissimo della giornata che ci porta prima a Verampio e successivamente a Crego per vedere altre due centrali idroelettriche. Sono degli edifici stupendi e non sembrano assolutamente delle centrali, ma piuttosto dei castelli o altri edifici residenziali. Siamo molto grate a Michela per questo suggerimento perché non avremmo mai pensato di andare alla ricerca di centrali nei nostri viaggi.

La centrale idroelettrica di Verampio.

Ultima tappa della giornata è alle Marmitte dei giganti e agli Orridi di Uriezzo (in particolare l'Orrido sud), delle formazioni geologiche dovute all'acqua e al ghiaccio che hanno scavato la roccia producendo delle forme spettacolari e suggestive. Come già successo al mattino anche qui sono presenti numerosi turisti, tanto che in alcuni momenti negli Orridi il traffico è davvero intenso e si deve attendere il proprio turno per poter procedere con la visita. Lo spettacolo naturale vale l'attesa anche se le vertigini paralizzano Rico su una scala a metà tracciato, così a malincuore deve fermarsi ma ne approfitta per fare una mini lezione di geologia a Skipper rimasta a farle compagnia.

Pinguine nell'Orrido sud.

Felici e super soddisfatte della giornata appena trascorsa, facciamo una piccola merenda in macchina e poi ci spostiamo al supermercato per acquistare qualche salume locale da assaggiare nella nostra cena casalinga.

14 gennaio 2018

24 ore a Barcellona

Se la vita quotidiana ti stressa e hai bisogno di staccare, fai come le Pinguine: scegli un evento in Europa e inseguilo.
Già lo scorso anno Rico e Skipper hanno fatto la follia di volare a Londra per meno di 48 ore, ma con l'ottima motivazione di vedere a teatro due mostri sacri: sir Ian Mckellen e Patrick Steward.
Questa volta si sono migliorate e sono state a Barcellona per ventiquattro ore scarse per portare Rico in adorazione alla mostra itinerante su Game of Thrones.
A fine settembre, belle come il sole di fine estate, le due Pinguine trovano un volo super economico con Vueling che acquistano senza ulteriori riflessioni. Il primo di ottobre, a Barcellona votano per l'indipendenza con tutto il caos che ne consegue. Il viaggio viene quindi messo in stand-by finché le acque non si siano calmate. A metà novembre decidono per la partenza e prenotano un hostal nei pressi del porto, praticamente di fronte al Museo Marittimo, sede della mostra.
"You win or you die."

Sabato 2 dicembre
Il volo parte da Torino Caselle alle 14 e 10, con 10 minuti di anticipo. E infatti Rico e Skipper sperimentano controlli e imbarco più rapidi della loro carriera di viaggiatrici. Inoltre il volo, leggermente turbolento, atterra a Barcellona El Prat con 25 minuti di anticipo. Tempo che hanno sprecato a cercare la Metro e scoprire che giusto quel fine settimana sarebbe stata fuori servizio (controllate sempre prima di partire!). Ripiegano quindi sul bus 46 che fa capolinea in Avenida Paral-lel, vicino a Plaça Espanya. Proseguendo a piedi per una mezz'ora circa in direzione porto raggiungono l'Hostal Bcn Port, dove lasciano gli zaini. Decidono poi per una passeggiata, che costeggia il Museo Marittimo (intanto si fanno un'idea di dove sia l'ingresso della mostra) e prosegue lungo la Rambla fino a raggiungere la Plaça Reial, piazza chiusa a pianta rettangolare ornata di portici su tutti i lati. Tra gruppi di adulti che giocano alla caccia al tesoro e luci natalizie scelgono una cerveceria per un aperitivo e un tocco di calore. La Cerveceria Canarias propone un assortimento di tapas, di cui scelgono i calamares fritos e una tortilla de patatas, accompagnati da una Barcelona beer e un calice di Diorama syrah.
Aperitivo alla cerveceria Canarias.
Proseguono verso Plaça de Catalunya da dove prendono la Metro linea rossa in direzione Hospital de Bellvitigie. Scendono a Plaça Espanya e percorrono Avenida Reina Maria Cristina fino alla Fontana magica. Assistono all'inizio dello spettacolo di musica e luci, prima di dirigersi verso la Cañota, ristorante di tapas poco distante dalla fontana. Scelgono una zuppa galega con cavolo nero e patate e dividono un piatto di pulpo grigliato e delle crocchette di baccalà. Tra tutto, solo le crocchette, preparate con troppa panna, non incontrano i loro gusti. Sazie e soddisfatte, prendono la Metro linea verde da Plaça Espanya per tornare al loro hostal. 
Lo spettacolo della fontana magica.


Domenica 3 dicembre
Ecco un consiglio di prima mattina: portate sempre con voi un paio di tappi per le orecchie, in modo che possiate godere di una buona notte di riposo. Delle due, Rico era attrezzata, mentre Skipper ha ascoltato le tv accese di tutto l'hostal. Una volta consegnate le chiavi,  risalgono un pezzettino Avenida Paral-lel alla ricerca di un posto per la colazione e con la folle cifra di 5 euro mangiano una sfoglia con uvetta e un caffè a testa. Anzi, Skipper ne prende due! Cariche come non mai, raggiungono l'ingresso della mostra, collocato sul fianco del Museo Marittimo, all'inizio di Avenida Paral-lel. L'organizzazione è subito efficiente: gli zaini si possono lasciare negli armadietti con chiave che restituiscono l'euro di cauzione una volta liberati; per i trolley invece non erano visibili spazi appositi. La scelta di prenotare il secondo ingresso della giornata è vincente: non ci sono code una volta passati i biglietti allo scanner e lo spazio espositivo è vivibile.
La scelta della location conferisce maggiore solennità agli oggetti in mostra: invece di un padiglione sterile le pareti in arenaria, gli archi e le volte lignee partecipano alle ambientazioni. La mostra è strutturata in modo da essere totalmente mascherata finché, dopo una prima sala con gli stendardi delle casate e un filmato introduttivo, non si aprono le porte su Westeros. Il percorso accompagna i visitatori alla conoscenza dei diversi personaggi e delle famiglie a cui appartengono attraverso numerosi costumi, spade e altri oggetti scenici. L'illuminazione sottolinea ed enfatizza i passaggi tra diversi luoghi e situazioni. Ci sono oltretutto riproduzioni di spade e ambientazioni utilizzabili dai visitatori per fare foto. All'uscita un bookshop tenta i fan più sfegatati (ma anche i neofiti) con quaderni, magliette, cappelli di lana e altri oggetti.

Ricostruzione dell'interno della piramide di Meereen.

Una volta uscite, le due pinguine proseguono verso il porto per vedere la statua di Cristoforo Colombo che punta verso le Indie. Dato che la zona è affollata e l'unica attrazione sembra essere un centro commerciale, le due pinguine riprendono la Rambla fino ad incrociare carrer de Ferran che porta sul retro della Cattedrale. Dopo una rapida visita al chiostro e alla facciata si ritorna sulla Rambla, lungo cui scelgono un locale per riposare le gambe e pranzare. Spaparanzate sulle panche, scelgono un burger di Angus (perchè la Scozia è sempre con noi) presentato su una fetta di pan focaccia con sopra mele, cipolle caramellate, pomodori secchi e rucola. Per le patatine creano una salsa special con ketchup e tabasco, che aiuta a far scendere il burger. 


Colombo indica la via per le Indie.

Passeggiano poi verso Plaça Espanya, percorrendo calle Tallers, calle Valdonzella, calle Floridablanca e avenida Mistral, fino a incontrare Avenida Paral-lel. Da lì, prendono al volo al capolinea in bus 46 che le riporta in aeroporto.

12 ottobre 2017

Un giretto nella provincia Granda

Da cuneese DOC, ho pensato di portarvi alla scoperta della mia città e dei suoi dintorni.

Prima di iniziare ci tengo a fare una cosa che non abbiamo mai fatto nei nostri post: una dedica ed è per la mia mamma. E' lei che mi ha trasmesso l'amore per i viaggi, la curiosità di visitare e scoprire posti sempre nuovi, anche i meno noti. Proprio lei mi ha insegnato che a volte andiamo tanto lontano, ma poi non conosciamo cose meravigliose che abbiamo anche a due passi da casa. Custodirò gelosamente tutte le tue riviste di viaggio già sottolineate e i tuoi appunti, sperando di farne buon uso.

Savigliano
Partiamo proprio da Savigliano, città in cui sono nata e in cui vivo. Situata in posizione strategica nella provincia Granda, è comodamente raggiungibile con l'autostrada A6 Torino-Savona (uscita Marene), o in una quarantina di minuti di treno da Torino (linea Torino-Savona o Torino-Cuneo). 
Savigliano ha dato i natali ad alcuni personaggi illustri, tra cui Santorre di Santarosa, eroe dei moti rivoluzionari del 1821, e Giovanni Schiaparelli, importante astronomo. Il punto di partenza per scoprire la città non può che essere il suo salotto, piazza Santarosa, circondata da portici che sostengono palazzi di epoca medievale in buona parte restaurati.
Piazza Santarosa a Savigliano.

Saltano subito all'occhio la torre civica, simbolo della città, e l'arco trionfale. Superato l'arco, si può raggiungere la chiesa di S. Andrea, e proseguendo sotto i portici si arriva a Palazzo Taffini. Edificato nei primi decenni del Seicento conserva pregevoli affreschi e oggi è sede del Múses, l'accademia europea delle essenze. Terminati i portici si svolta a sinistra in via Jerusalem e si raggiunge palazzo Muratori-Cravetta, da poco restaurato, in cui soggiornarono personaggi illustri, e vi morì il duca Carlo Emanuele I. Sono interessanti sia le sale interne che il giardino, recuperato su modello Rinascimentale-Manierista
Palazzo Muratori Cravetta.


Ritornati nella piazza principale, vi consiglio di imboccare via del Teatro. Sotto i portici, proprio all'angolo potreste sentite un profumino invitante: siete davanti alla storica pasticceria Scaraffia, in cui potete fare una pausa golosa facendovi tentare dai dolci o da un Paulin, aperitivo alcolico la cui ricetta è segreta! Ora continuate il tour per giungere al neoclassico teatro civico, proseguite per via Garibaldi, sede dell'università, il cui chiostro merita una sbirciatina, e arrivate alla chiesa di S. Pietro, con chiostro attiguo. Da qui in pochi minuti si può raggiungere il Museo Civico e Gipsoteca, che raccoglie opere di artisti locali. La gipsoteca dedicata a Davide Calandra, conserva modelli, bozzetti e calchi in gesso dello scultore, in particolare si può ammirare il calco del fregio per l'aula del Parlamento Italiano a Montecitorio.
Se siete stanchi di girovagare per le vie del centro, potete concedervi un po' di relax in Parco Graneris, il più grande giardino pubblico della città.
Vi piacciono le fiere? Allora venite a visitare Savigliano in primavera: a metà marzo troverete la Fiera Nazionale della Meccanizzazione agricola, con le ultime novità nel campo dell'agricoltura e un movimentato mercato, e a maggio Quintessenza, mercato di erbe, spezie e fiori per le vie del centro.
Il chiostro del monastero di San Pietro.



Racconigi

In pochi minuti d'auto o di treno da Savigliano potete raggiungere il Castello di Racconigi, residenza estiva dei Savoia, per perdervi nelle sue stanze riccamente decorate e arredate e passeggiare nel suo enorme parco.
Il Castello di Racconigi.
Saluzzo
Spostandoci invece verso le colline ai piedi delle Alpi, all'imbocco della valle Po, arriviamo a Saluzzo, famosa per il suo antico marchesato, il cui centro rappresenta un esempio di architettura medievale piemontese. 
Vi consiglio di iniziare la sua visita dalla parte bassa, passeggiando lungo Corso Italia, su cui si affaccia il Duomo, la Cattedrale Maria Vergine Assunta.
Il Duomo di Saluzzo realizzato tra la fine del '400 e l'inizio del '500.

Imboccate poi una delle numerose vie del centro storico che salgono sulla collina, per esempio via Alessandro Volta o Via Gualtieri e perdetevi nei suggestivi vicoli medievali. In piazza dei Mondagli potete anche visitare la casa natale di Silvio Pellico, illustre scrittore e patriota. La salita al castello conduce alla Castiglia, da cui si può ammirare un magnifico panorama sulla pianura. 
La Castiglia, antica fortificazione medievale, fu trasformata tra il '400 e il '500 dal Marchese Ludovico II in dimora signorile, e divenne infine una prigione utilizzata fino al 1992. Oggi è stata riqualificata e ospita il museo della civiltà cavalleresca e il museo della memoria carceraria. 
La Castiglia (foto di Elisa Dabbene).
Panorama notturno dal giro di ronda della Castiglia (foto di Elisa Dabbene)

Imboccando via S. Giovanni, una traversa della salita al castello, meritano una visita anche il Museo Civico di Casa Cavassa, edificio rinascimentale oggi trasformato in museo, e l'antica chiesa di S. Giovanni, mirabile esempio di architettura gotica con uno splendido chiostro. Nell'abside si trova la cappella funeraria dei Marchesi di Saluzzo, ma potreste trovarla chiusa in quanto alcuni studiosi stanno cercando di risolvere il mistero delle tombe: all'interno del monumento funebre di Ludovoco II sono stati trovati 7 crani e molte ossa!
La Chiesa di San Giovanni a Saluzzo, un bell'esempio di architettura gotica.

Bra
Se ci lasciamo le montagne alle spalle e ci spostiamo verso est, merita una tappa la città di Bra. Il suo centro storico si sviluppa su un territorio collinare, sulla cui sommità più alta sorge la Zizzola, costruzione a pianta ottagonale, simbolo della città. Una serie di vicoli caratteristici collegano la parte bassa, ricca di locali molto frequentati, con quella alta, dove si trovano i principali monumenti storici. Quelli degni di nota sono Palazzo Mathis, sede di mostre ed eventi culturali e Palazzo Traversa, edificio tardogotigo che ha subito successivi rimaneggiamenti, oggi sede del Museo civico di Archeologia e storia dell'Arte. A Bra si trova anche il più importante museo di Storia Naturale della provincia di Cuneo, il Museo Craveri. Molto particolare e curioso per grandi e piccini è il Museo del Giocattolo, che espone pezzi dalla fine del '700 agli anni '60 del '900. 
Passeggiata sulla rocca di Bra.

Palazzo Traversa a Bra.

Se siete amanti della movida notturna fate un salto a Bra tra la fine di maggio e l'inizio di luglio, tutti i venerdì sera troverete gli aperitivi in Consolle: le vie del centro si animano per l'apericena con dj e musica dal vivo.
Invece gli appassionati di gastronomia non possono perdere l'appuntamento con Cheese, la biennale del formaggio. Ogni due anni infatti i migliori "artigiani" del formaggio provenienti da ogni parte del mondo si incontrano per presentare i loro prodotti.

Cuneo
Il tour in provincia Granda non può non concludersi nel suo capoluogo: Cuneo. La città prende il nome dalla forma dell'altopiano su cui sorge, un triangolo con un vertice che guarda la pianura e gli altri due adagiati verso le splendide montagne che la circondano. Il nucleo più antico della città è caratterizzato da un impianto a scacchiera che parte da Piazza Torino, uno dei vertici del cuneo, e segue la via principale, via Roma, fino alla scenografica Piazza Galimberti. Da entrambi i lati sorgono portici, quelli più antichi più bassi e bui, che diventano più alti man mano che ci si sposta verso la piazza, e proseguono oltre, lungo via Nizza, creando un percorso di circa 8 km che permette ai cuneesi di passeggiare anche nelle giornate piovose. Sulla strada principale si affacciano i palazzi e le chiese più antiche. Merita una deviazione il quartiere di Contrada Mondovì, che ha mantenuto il fascino del passato, con il ghetto ebraico e la Sinagoga. Dove una volta sorgevano le mura della città oggi vi sono parchi e viali, come il famoso viale Angeli, che collega il centro al santuario di Madonna degli Angeli, e fanno di Cuneo la "Capitale verde del Piemonte".
L'animata via Roma a Cuneo (Foto di Marco Angelo Dal Dosso).

Il martedì via Roma e Piazza Galimberti si animano grazie alle numerose bancarelle del mercato, frequentato anche da tantissimi francesi.
Se volete evadere dalle atmosfere cittadine potete intrattenervi con le attività proposte dal Parco Fluviale Gesso e Stura, la cui sede è sulle sponde del fiume Gesso.
A metà ottobre si tiene la Fiera nazionale del Marrone, vetrina delle eccellenze enogastronomiche e delle antiche tradizioni del cuneese.
In estate da qualche anno si svolge l'Illuminata: con istallazioni luminose a suon di musica.
Le installazioni luminose dell'Illuminata in via Roma (foto di Elisa Dabbene).


La provincia di Cuneo non è caratterizzata solo da città e paesi da scoprire, ma anche svariate aree di interesse naturalistico e paesaggistico. Per gli amanti della montagna e della vita all'aria aperta le numerose vallate alpine offrono la possibilità di passeggiate e trekking con percorsi più o meno impegnativi, alla scoperta di borgate alpine, parchi naturali, rifugi, laghi, il tutto immerso in splendidi panorami.
Impossibile poi non perdersi tra le colline vitivinicole di Langhe e Roero, entrati a far parte del patrimonio mondiale dell'Unesco.

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