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10 ottobre 2021

D come Domodossola - seconda parte

19 agosto

La giornata trascorsa in val Formazza è stata intensa e un po' impegnativa ma la sveglia non ci sorprende neanche oggi, siamo pronte a esplorare una nuova valle: la val Vigezzo.
Per vivere a pieno l'esperienza decidiamo di utilizzare una delle attrazioni più celebri della zona, ovvero la Vigezzina (o Treno delle Centovalli), ma dato che dobbiamo sempre distinguerci dalla massa invece di salire sul treno a Domodossola dove "nasce" percorriamo in auto il primo tratto di valle e lasciamo l'auto a Santa Maria Maggiore.
Su consiglio sia di Michela, sia dell'addetto della ferrovia incontrato il primo giorno, abbiamo prenotato i biglietti in anticipo, così verso le 10 saliamo sul treno e ci accomodiamo ai nostri posti.

Panorama dell'alta val Vigezzo dai finestrini del Treno Centovalli.

Attenzione: il Treno delle Centovalli parte dall'Italia e termina la sua tratta in Svizzera, quanto scriviamo si riferisce al momento in cui noi abbiamo fatto il viaggio, prima di recarvi in un Paese straniero, soprattutto se esterno all'area Schengen, vi consigliamo di documentarvi sulle norme anticovid da seguire sul sito del Ministero degli esteri.

Il viaggio dura poco più di un'ora e scorre piacevolmente anche se le nostre aspettative non vengono totalmente soddisfatte: pensavamo di poter ammirare maggiormente il panorama invece il treno percorre la maggior parte del tragitto tra i boschi. Per questo lo consigliamo vivamente durante il periodo autunnale quando la colorazione delle foglie sarà sicuramente uno spettacolo da non perdere.
Giunte alla stazione di Locarno come prima tappa ci rechiamo in un piccolo bar di fronte alla stazione per una sosta caffè, toilette e info. La cameriera ci indica la via più semplice sia per raggiungere il centro sia per il lungo lago.
Optiamo per incamminarci verso il centro città dove seguiamo un po' i ricordi di Kowalsky (che è già stata qui qualche anno fa) e un po' l'istinto per scoprire qualche scorcio interessante, il castello Visconteo e la piazza Grande. La città è carina, ma da un lato la ressa e dall'altro il fatto che il centro non sia pedonale (nonostante le strette vie di acciottolato) non contribuiscono ad affascinarci. Decidiamo quindi di spostarci sul lungo lago per pranzare con i panini portati da casa.

Rifocillate e soddisfatte iniziamo l'esplorazione della punta svizzera del lago Maggiore, tra moli, giardini e parchi gioco. Osserviamo la vita acquatica e le diverse attività a disposizione dei turisti, ci concediamo anche una sosta all'ombra di un maestoso albero ammirando il panorama, fino a quando non arriva l'ora di tornare verso la stazione per riprendere il treno sulla via del ritorno.

Molo sul lungo lago a Locarno.

Il viaggio di ritorno scorre tra chi schiaccia un pisolino e chi decide di fotografare il panorama e in poco tempo siamo di nuovo a Santa Maria Maggiore.
La nostra prima destinazione è il Museo dello Spazzacamino, un piccolo spazio espositivo che raccoglie materiale da tutto il mondo e consente di conoscere meglio questi giovani lavoratori coraggiosi, che troppo spesso associamo all'allegra figura di Bert, ma che in realtà conducevano una vita davvero difficile.

Una delle installazioni che decorano il tetto del Museo dello Spazzacamino.

La visita è istruttiva e interessante, ma ci lascia un po' scosse così decidiamo di girovagare senza meta per le vie del paese per soddisfare la nostra anima di esploratrici. Ci concediamo due pause: la prima al Caffè Pagani per un gelato della latteria locale e la seconda al Birrificio Ossolano dove ci facciamo consigliare e acquistiamo delle birre sia per la cena sia da portare a casa come souvenir.
Tutto sommato siamo soddisfatte della giornata e possiamo recuperare la macchina per ritornare alla nostra "base operativa", come le altre sere ceniamo a casa con un bel boccale di birra ossolana.

Birre ossolane.

19 gennaio 2020

Alla scoperta della Basilicata

Da quando abbiamo sconfinato per raggiungere la splendida Matera durante la nostra vacanza in Puglia, a me e alla mia amica Elisa è rimasta la curiosità di scoprire anche il resto della Basilicata. Decidiamo quindi di tornarci, usando la formula treno+auto già collaudata. Come periodo scegliamo la prima metà di luglio, appena finiti gli impegni lavorativi. 
Partiamo giovedì 4 luglio con l'Intercity notte da Torino Porta Nuova delle ore 21.55, e arriviamo a Napoli Centrale alle 8,17. Alle 8,50 siamo sull'Intercity per Taranto, che ci lascia a Potenza intorno alle 11.00. Ci sono anche altre soluzioni con i treni ad alta velocità, eventualmente affittando l'auto a Salerno. Per prenotare i treni e usufruire di eventuali offerte bisogna comunque aspettare che esca l'orario estivo. 

5 luglio 2019
Arrivate alla stazione di Potenza chiamiamo l'autonoleggio più vicino e più conveniente, che è l'Europcar, per verificare la disponibilità di auto adatte alle nostre esigenze. Ci incamminiamo, in linea d'aria google maps ci da 1 km, 10 minuti...peccato che Potenza sia tutta saliscendi, la città delle scale, e con le valigie ci mettiamo un po' più del previsto!
Ritiriamo un pandino che per due persone e per le strade non sempre agevoli della Basilicata si rivelerà l'ideale.
Visto che si è fatta l'ora di pranzo ci facciamo consigliare un locale dall'impiegata dell'autonoleggio che ci manda alla trattoria di Zi Mingo, giusto sulla strada che percorriamo noi. La Basilicata ci accoglie subito con scamorza e caciocavallo alla piastra!
Usciamo da Potenza in direzione Melfi e poco dopo ci fermiamo a Castel Lagopesole, grazioso borgo con un castello in cima al cucuzzolo della collina. Purtroppo il castello apre alle 16.00 e per ragioni di tempo non riusciamo a visitarlo all'interno.
Veduta di Castel Lagopesole.

Giungiamo a Melfi, città più grande e trafficata. Passeggiamo per le vie del grazioso centro storico e raggiungiamo l'imponente castello normanno circondato da mura. Decidiamo di entrare e acquistiamo il biglietto cumulativo che ci permetterà di visitare anche il castello e l'area archeologica di Venosa il giorno successivo. All'interno è ospitato il Museo Archeologico Nazionale del Melfese, una collezione di reperti rinvenuti nei dintorni, e il sarcofago di Rapolla, uno splendido sarcofago romano.
Il castello normanno di Melfi.

Il centro di Melfi visto del castello.

Nel tardo pomeriggio ci spostiamo a Venosa, dove abbiamo prenotato nel centro storico un grazioso b&b  per due notti. La sera ceniamo in un locale dietro al castello e facciamo una piacevole passeggiata nel centro storico, godendoci un po' di fresco.


17 novembre 2019

I dintorni di Danzica

Nell'estate 2017 Kowalski, in compagnia di Fabio, sceglie di trascorrere qualche giorno di vacanza in Polonia, più precisamente a Danzica e dintorni.
Di Danzica abbiamo già parlato in un precedente post, qui di seguito invece racconteremo brevemente quattro gite giornaliere fatte per visitare: Toruń, il castello di Malbork, il Parco delle dune mobili di Slowiński e la penisola di Hel sul Mar Baltico.

TORUŃ - lunedì 7 agosto 2017

Per recarci a Toruń prendiamo l'intercity delle 7:55 dalla stazione centrale di Danzica (Gdasńk Glówny) con un cambio treno in una cittadina dal nome con tante consonanti e una sola vocale, quindi per noi abbastanza impronunciabile... Bydgoszcz. Arriviamo a destinazione alle 10:50 e dalla stazione di Toruń prendiamo un bus che in 15 minuti porta in centro.

Toruń: la piazza del municipio e Ulica Szroka.

Toruń è una delle poche città polacche i cui edifici sono "sopravvissuti" alla pesante distruzione della Seconda Guerra Mondiale.
La città medievale fu fondata nel 1233 dai cavalieri teutonici, dal 1997 è patrimonio UNESCO. Il centro storico circondato ancora in parte da mura medioevali si visita tranquillamente a piedi in una giornata. 
Iniziamo il tour di visita percorrendo Ulica Szroka, la via principale del passeggio cittadino che attraversa la città vecchia e lungo la quale si affacciano bei palazzi e la piazza del mercato vecchio Rynek Staromejski con il municipio Ratusz, forse l'edificio più bello della città. Di fianco al municipio vi è la statua di Copernico, nato proprio qui a Toruń. Al numero 15/17 di Ulica Kopernika si trova la casa natale dello scienziato.

La statua di Niccolò Copernico.

I bei palazzi di Ulica Szeroka.

Dall'altra parte rispetto al mercato vecchio, al fondo di Ulica Szeroka sulla sinistra attraversiamo la piazza del mercato nuovo svoltiamo poi a destra verso il lungo fiume Vistola che percorriamo, tornando indietro, sino più o meno all'altezza di Ulica Zeglarska. Qui al n. 27 entriamo in un negozio e facciamo scorta di pierniki, i biscotti al panpepato tipici di Toruń che si sfornano secondo un'antichissima ricetta sin dalle origini della città.

Scorta di pierniki.

Lungo fiume Vistola.

Se vi capita non mancate inoltre di assaggiare i pieroghi fritti, una specie di grossi pansotti ripieni nei modi più svariati, dai salati di carne, pesce e verdure a quelli dolci; vengono serviti all'interno di cartoncini arrotolati a forma di cono per gustarli anche passeggiando.

Decidiamo di tornare a piedi verso la stazione, con una passeggiata di circa 40 minuti, percorriamo il ponte che attraversa il fiume e da qui ammiriamo per un'ultima volta la città di Toruń che al tramonto si specchia nelle acque della Vistola.

La città di Toruń dal ponte sulla Vistola.


Castello di Malbork - martedì 8 agosto 2017

Il castello di Malbork, patrimonio UNESCO dal 1997, dista circa 50 km da Danzica.
Alle ore 9:06 eccoci sul treno regionale diretto a Elblag; noi però scenderemo prima, a Malbork appunto. Dalla stazione al castello vi sono circa ancora 10 minuti di passeggiata.

La stazione di Malbork.

Il castello costruito, interamente in mattoni rossi, quasi ottocento anni fa dall'Ordine del cavalieri Teutonici è davvero enorme. Per la visita consigliamo, così come abbiamo fatto noi, di prendere le audioguide e seguire il percorso che dura circa 3 ore; naturalmente la visita potrà essere gestita secondo i propri interessi, soffermandosi quindi nelle parti che più interessano.

Il castello di Malbork sul fiume Nogat.

Il complesso è costituito da: Zamek Niski (castello Basso), Zamek Sredi (castello di mezzo) proseguendo oltre, tra cortili interni, ampie sale e cinta murarie si raggiunge Zamek Wysoky (castello Alto) la parte più antica. Il complesso costituiva una vera e propria città che nel medioevo arrivò a ospitare più di mille persone tra cavalieri, monaci, servitù, ospiti e mercenari chiamati a combattere al fianco dei cavalieri. Intorno al 1400 il dominio dell'ordine ebbe fine e il castello passò sotto il controllo del re e dei principi polacchi, poi alla Prussia. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale fu occupato dai nazisti forse anche per via della fama di castello inespugnabile e subì pesanti bombardamenti a opera dei sovietici.

Le mura più esterne del castello di Malbork.

Parco nazionale delle dune di Slowinski - mercoledì 9 agosto 2017

Questa mattina sveglia all'alba per prendere il treno delle 6:30 diretto a Leba, cittadina che in realtà non è la nostra meta, noi ci dirigeremo verso il Parco Nazionale delle dune mobili più alte d'Europa!
Il viaggio in treno procede bene, tra un sonnellino e uno sguardo fuori dal finestrino per controllare le stazioni che scorrono. Fuori il paesaggio è caratterizzato da una campagna a tratti paludosi con piccole casette circondate da orti. 
Dopo circa 2 ore di viaggio e un cambio treno a Lebork, alle 8:30 arriviamo a Leba che si presenta una cittadina anonima e semideserta.
Per raggiungere il parco in teoria dovrebbero esserci dei pulmini, che noi non troviamo e così decidiamo di incamminarci verso l'ingresso del parco che non appare indicato in nessun cartello, esisterà?
Fiduciosi ci affidiamo alle preziose indicazioni della guida Lonely Planet che indica di seguire per Rabka. Percorriamo circa 3 km immersi in una bellissima pineta sino a quando Fabio non avvista finalmente l'ingresso. Dopo aver percorso ancora un pezzo di strada comodamente seduti su un trenino elettrico, scaliamo a piedi quasi in solitaria le dune. Giunti in cima lo spettacolo che appare davanti ai nostri occhi ci ripaga della levataccia: le nuvole sembrano aprirsi e con l'azzurro del cielo il bianco della sabbia risalta ancor di più in un gioco di colori e contrasti stupendo.

Le dune del parco di Slowinski.

Ciottoli colorati sulla spiaggia del parco.

Dopo qualche ora trascorsa in tutta tranquillità passeggiando sulla spiaggia caratterizzata da una bianca sabbia e da bei ciottoli colorati decidiamo di tornare indietro verso Leba che appare come un'altra località rispetto a quella tranquilla e semi deserta di poche ore prima. Ora infatti è piena di turisti e le saracinesche dei diversi negozi di souvenir sono tutte alzate. Pare quasi di essere in una cittadina della riviera romagnola nel mese di agosto.
Nel caos di Leba, il piccolo porto conserva un sapore antico, con le vecchie barche dei pescatori intenti a sbrigliare le reti e a preparare le imbarcazioni per la prossima uscita in mare.

Il piccolo porto di Leba.

Penisola di Hel - giovedì 10 agosto 2017

Sono le 8:30 e il traghetto per Hel ha appena lasciato l'attracco a Gdansk. ll viaggio durerà più o meno un paio d'ore. La penisola di Hel verso cui siamo diretti è una stretta e lunga lingua di terra, larga da 100 m (nei punti più stretti!) a 3 km. 
Con il traghetto attracchiamo nell'estremità sud della penisola, nel paese di Hel (da cui prende appunto il nome). Si tratta di un luogo da girare senza un preciso itinerario, non vi sono infatti edifici o particolari attrazioni turistiche, il consiglio è quello di passeggiare in tutta tranquillità immergendovi nella pineta, lasciandovi guidare e attrarre dal profumo di mare che esce dai ristoranti.
Il faro di Hel, punto ideale dal quale godere di un'ottima vista sull'intera penisola di Hel.

Per pranzo ci fermiamo al Kutter, una graziosa taverna caratterizzata da tavoli in legno, al fondo della sala vi è un grande acquario posto dentro a una barchetta di legno, appesi al soffitto e alle pareti vi sono vecchie reti e attrezzi per la pesca. Il personale indossa graziosi abiti bianchi e azzurri tipici della Cassubia.

Piatto di golabki.

Dopo pranzo prendiamo al volo un treno locale per tornare verso Danzica, facciamo una tappa intermedia a Jastarnia, un piccolo villaggio di pescatori, caratterizzato da un porticciolo in cui sono ormeggiate bellissime barche dai colori vivaci e accesi perfettamente restaurate. Qui a Jastarnia ci concediamo ben un paio d'ore di vita da spiaggia... stendiamo quindi i nostri asciugamani e tiriamo fuori il freesbe onde evitare di stare fermi per troppo tempo... di fare il bagno non se ne parla proprio... il Mar Baltico risulta troppo freddo per i nostri standard!
Il porto del villaggio di Jastarnia.


Le belle barche di Jastarnia.

Ripartiamo salendo su un treno regionale strapieno diretto a Gadańsk Glowny. Lungo il percorso abbiamo ancora modo di ammirare paesaggi pittoreschi, in alcuni punti il mare è visibile da entrambi i lati: a sinistra vi è il mare del golfo di Danzica e a destra il Mar Baltico.



Consigli in pillole

Pernottamenti. Come già precedentemente detto, abbiamo scelto di dormire in un appartamento (Old Town Veranda Apartment) prenotato tramite airbnb, situato in una tipica casa di Danzica. Si è rivelata un'ottima soluzione, comoda per raggiungere a piedi sia il centro sia la stazione.

Trasporti. Il centro di Danzica si visita tranquillamente a piedi. Per raggiungere i dintorni o vi affidate ai treni, così come abbiamo fatto noi, oppure se preferite potrete affittare un'automobile.
I treni locali sono un po' vintage, ma comunque ben tenuti.

Moneta. In Polonia non c'è ancora l'euro, la moneta locale è lo zlóty. A oggi (novembre 2019) uno zlóty vale circa poco più di 20 centesimi di euro, con una cambio quindi a noi favorevole.
Monete di zlóty.

A tavola. Per quel che abbiamo avuto modo di provare il cibo polacco, o comunque di questa regione della Polonia, non è molto vario, nonostante ciò alcuni piatti vale la pena di gustarli in tutta tranquillità, per esempio non mancate di assaggiare:
- i bigos, il più antico piatto polacco, è uno stufato di carni varie cotto lentamente con crauti bianchi e viola, con l'aggiunta di prugne e pere secche, ginepro e spezie varie.

Bigos, funghi e wuster.

- golabki involtini di cavolo ripieni di carne e di riso.

Golabki.

- pieroghi, ravioli salati o dolci ripieni.
- pierniki, sono i biscotti tipici di Torun.
- zuppe varie
- nei piccoli villaggi di pescatori troverete certamente del buon pesce.
Un piatto di salmone e patatine che mi ha proprio soddisfatto!

Nel bicchiere. Naturalmente la wodka e le birre (piwo). Tra le birre commerciali la più buona a nostro giudizio è la Warka, tra le birre artigianali citiamo la Malborskie provata a Malbork.

Locali. Tra quelli in cui siamo stati vi segnalo:
- la Tawerna Mestwin di Danzica in Ulica Straganiarska 20/23
- il Kutter di Hel in Ulica Wiejska
- il Lamus birreria con birre artigianali polacche, frequentato in particolare dai giovani di Danzica, si trova in Lawendowa 8, con ingresso da Ulica Straganiarska

Guide turistiche. Ormai nell'era degli smartphone sempre in mano, per alcuni potrebbero risultare superflue... io personalmente le porto sempre con me, in questo caso eravamo forniti sia della guida del Touring Editore sia della guida Lonely Planet.



15 ottobre 2019

La Poitou-Charentes - seconda parte

Il nostro girovagare in questa splendida regione continua, e attirate dalle tante cose da vedere e scoprire, allarghiamo sempre di più il nostro raggio d'azione.

7 agosto 2008
Oggi decidiamo di spostarci verso l'interno per andare alla scoperta della regione del Cognac.
In mattinata ci fermiamo a Saintes, che dista circa 72 km da La Rochelle. Il suo centro storico, adagiato sulle rive della Charentes, conserva antiche vestigia romane, a testimonianza che all'epoca fu un importante centro amministrativo e culturale. Parcheggiamo proprio a fianco della chiesa di Saint-Eutrope, dell'XI secolo, che custodisce il sepolcro di Eutropio, primo vescovo di Saintes, e si trova lungo il cammino di Santiago de Compostela. Ci spostiamo poi a ammirare i resti dell'anfiteatro, Les Arènes, uno dei più belli di Francia. Molto interessanti sono anche l'Abbaye aux Dames, che presenta una torre in parte ottagonale e in parte quadrata, l'arco di Germanicus e la cattedrale di Saint-Pierre.

Saintes: arco di Germanicus.

Saintes: Abbaye aux Dames.

Saintes: anfiteatro romano.


Dopo una seconda colazione (al pain au chocolat proprio non sappiamo resistere!), ripartiamo alla volta di Cognac, che dista solo 28 chilometri. Durante il viaggio iniziamo ad immergerci nelle atmosfere delle colline coltivate a vite da cui si produce il famoso liquore.
Il paese di Cognac è molto carino, il centro è caratterizzato da vicoli medievali ed è pieno di chais, le cantine dove invecchia il liquore. Non possiamo esimerci da una visita guidata ad una di esse e a una degustazione.

Il negozio Cognac Otard, nel castello di Francesco I.

Centro storico di Cognac.
Dopo aver consumato un pranzo al sacco, risaliamo in auto e girovaghiamo per strette ma suggestive strade di campagna in mezzo ai vigneti, alla ricerca di un Dolmen indicato sulla nostra guida. A fatica e quasi per caso, quando ormai avevamo perso le speranze, appare in mezzo ai vigneti il Dolmen de Garde Épée, di discrete dimensioni e molto ben conservato.

Il Dolmen de Garde Épée.

I vigneti attorno a Cognac.
Prima di tornare a La Rochelle facciamo ancora una sosta a St-Jean-d'Angély. Si tratta di un paesino con un grazioso centro storico con case a graticcio. Sono degni di nota il Beffroi, torre dell'orologio con con il tetto in ardesia e l'Église les Tours, abbazia lungo il cammino di Santiago de Compostela, rimasta però incompiuta di cui restano solo due torri e da cui si ammira un magnifico panorama sula città.

Il Beffroi.


L'église les Tours.


23 settembre 2019

Francia insolita: La Poitou-Charentes - prima parte

Nel 2008 per le vacanze estive, avevamo in mente di fare un viaggio in auto, on the road, ma cercando di prendercela con calma, magari facendo base sempre in uno stesso punto e organizzando escursioni giornaliere nei dintorni. Dopo aver valutato varie opzioni la scelta è ricaduta sulla Poitou-Charentes, regione della Francia occidentale.

4 agosto 2008
Partenza fissata alle 8:30 del mattino da Moncalieri (TO). Caricata la Multipla che ci accompagnerà in questo viaggio, si parte! Entriamo in tangenziale, seguendo per la A55/E70, e prendiamo l'uscita in direzione E70/T4 Frejus e A32 Bardonecchia. Ci concediamo, come nostra consuetudine, l'ultimo caffè italiano all'autogrill subito prima del traforo e poi varchiamo il confine.
Arrivate in territorio francese proseguiamo lungo la A43/E70, in prossimità di Chambery prendiamo la A43/E70 direzione Lione, poi seguiamo Saint-Étienne con la A72/E70, e infine a Clermont-Ferrand imbocchiamo la A71/E11 direzione Parigi e nel tardo pomeriggio raggiungiamo la nostra prima meta: Bourges.
Dopo esserci rinfrescate e riposate un po' nel nostro hotel, un F1, un po' spartano, ma comodo  all'autostrada ed economico, usciamo alla scoperta della città. Essendo solo una "tappa di avvicinamento" facciamo una semplice passeggiata tra le viuzze del quartiere medievale. Abbiamo comunque il tempo per apprezzarne le mura gallo-romane, la Cattedrale di Saint-Étienne, imponente esempio di architettura gotica, con splendide vetrate istoriate, patrimonio mondiale dell'Unesco, l'esterno del Palais de Jacques-Coeur e dell'hotel de ville.

Cattedrale di Saint-Étienne.
La facciata della cattedrale.
Per cena ci accomodiamo alla Taverne de Maitre Kanter, catena forse più tedesca che francese! Siamo uscite comunque soddisfatte dopo aver consumato una zuppa e piatti di carne con contorno, abbondanti e buoni; ottima anche la birra.
Zuppa a la Taverne de Maitre Kanter.
Spiedini a la Taverne de Maitre Kanter.

5 agosto 2008
Ripartite da Bourges, imbocchiamo la N76 e, prima di raggiungere la nostra destinazione finale, ci concediamo anche la visita a uno dei più famosi e suggestivi castelli della Loira: Chenonceau.
Il castello non è visibile dalla strada, e senza pagare il biglietto non è possibile ammirarlo. Ma non ve ne pentirete! La visita è libera e comprende sia l'interno sia i curatissimi giardini. La particolarità di questo castello è costituita da una galleria con arcate che attraversa le placide acque dello Cher, affluente della Loira.

Il castello riflesso nello Cher.
I giardini.
Consumato un rapido pic-nic nel parcheggio del castello, ripartiamo e nei pressi di Tours prendiamo l'autostrada E05/A10 in direzione Bordeaux, fino all'uscita 33 che ci permette di raggiungere La Rochelle e il Residence Archipel che ci ospiterà per una settimana.



18 aprile 2018

Verso il Polesine

Quando ero piccola, uno dei viaggi avventurosi che facevo ogni due o tre anni era la gita in Veneto per pulire le tombe. Di solito avveniva in ottobre, in modo che alla festa di Ognissanti anche gli avi di laggiù fossero in ordine.
Era giunto il momento di tornare e con i miei genitori abbiamo pianificato anche un giretto nei dintorni.

Primo Giorno
Partiamo presto e, con il sole che sorge negli occhi, percorriamo la Torino-Milano in direzione est, procedendo poi verso Padova. Usciti dall'autostrada ci dirigiamo verso la povincia di Rovigo, per visitare il cimitero di Contarina. Una volta giunti lì davanti, ci ricordiamo che è lunedì mattina, quindi è chiuso e i lavori alle tombe vengono rimandati alla mattina successiva.
Percorriamo la Romea (SS309) in direzione inversa e ci troviamo costretti ad improvvisare il pranzo con toast e acqua in uno dei punti ristoro intorno a Chioggia, data l'intensità del traffico.
Raggiunta Padova, lasciamo auto e bagagli all'hotel e impieghiamo il resto del pomeriggio a girovagare per la città. Passiamo di fianco a Porta Pontecorvo e all'omonimo bastione, parte della cinta muraria del XIV secolo. 

Porta Pontecorvo

Imbocchiamo via Cavazzana che, costeggiando l'Abbazia di Santa Giustina conduce alla enorme e suggestiva piazza denominata Prato della Valle. Percorriamo l'ampio camminamento che conduce alla fontana centrale e ci prendiamo il nostro tempo per ammirare la piazza.

Abbazia di Santa Giustina

Prato della Valle

Ci dirigiamo verso la Basilica di S. Antonio da Padova passeggiando lungo via Beato Luca Belludi. Nella mia memoria c'è un'immagine della costruzione di quando ero bambina: la ricordo come immensa, circondata da un brulicare di persone più o meno chiassose. La costruzione è imponente, ma non tanto quanto nei miei ricordi; inoltre, nei giorni di agosto in cui ci siamo noi, la città è come assopita, in attesa che riaprano le università e ripartano i flussi dei turisti.

Abbazia di S. Antonio

Una volta usciti dalla Basilica, insisto perché si vada a visitare l'Orto Botanico situato a poca distanza. Uno dei documentari visti all'ora di cena aveva mostrato parte di questo complesso, cosa che aveva fatto nascere la curiosità di vederlo dal vivo.
Trascorriamo parecchio tempo esaminando la parte storica, creata nel 1545, suddivisa in sezioni e serre tematiche per agevolare l'osservazione e lo studio. Attraverso un tunnel di siepi si raggiunge la parte moderna dell'Orto e le nuove serre dall'aspetto futuristico. Il sito è patrimonio Unesco e vi consiglio caldamente una visita!

L'orto storico

L'orto contemporaneo

Vasca dell ninfee


Mentre il sole inizia a tramontare passeggiamo tra le vie che si snodano tra Prato della Valle e Porta Pontecorvo, trovando un ristorante delizioso in cui cenare. 


Un vicolo

Secondo Giorno
Ci alziamo di buon mattino e ci mettiamo in auto diretti a Contarina. I paesi sono cambiati e i comuni sono stati accorpati rispetto ai miei ricordi, ma essere lì richiama giorni spensierati in compagnia dei nonni e della famiglia. Una volta pulite le tombe, ci dirigiamo verso la meta scelta per la giornata: Ferrara.
Prima però, facciamo una deviazione all'Abbazia di Pomposa vicino a Codigoro. Felice come una bambina, visito il centro monastico partendo dal chiostro, passando dal refettorio affrescato e dalle celle dei monaci, fino a raggiungere l'interno dell'Abbazia, con i meravigliosi pavimenti a mosaico.

Facciata dell'Abbazia

L'interno

Lasciata questa oasi antica, proseguiamo lungo la Romea fino a raggiungere Ferrara. Parcheggiamo nei pressi del Castello e iniziamo a visitare il centro. Ma una volta giunti vicino alla Cattedrale lo stomaco inizia a brontolare, perciò cerchiamo un posto che cucini piatti tipici. 
Dopo esserci rifocillati, faccio fare alla famiglia quattro passi per digerire. Ho una missione: vedere la facciata di Palazzo dei Diamanti. Poiché è sede della Pinacoteca Nazionale, rinuncio alla visita degli interni, ma sono molto felice di averne potuto ammirare gli esterni e di aver sbirciato nella corte interna.

Corte interna a Palazzo dei Diamanti

Visitiamo il Castello Estense, in cui il percorso di visita si snoda tra sale informative, le cucine, i sotterranei e le celle, la loggia degli aranci e saloni affrescati. La visita è molto soddisfacente e si avvale di alcuni strumenti per osservare gli affreschi che aiutano a prevenire le cervicali.

Dettaglio sul fossato

La corte interna

Ritorniamo poi alla Cattedrale per visitare anche il suo interno. L'edificio vanta una storia quasi millenaria e presenta segni delle diverse epoche sia all'interno che all'esterno.

La Cattedrale
Rientriamo poi a Padova per cenare e preparare i bagagli.

Terzo Giorno
Il nostro desiderio oggi è visitare a Vicenza una delle ville Palladiane gioiello dell'architettura veneta, ma il clima è  nostro nemico. Lasciata Padova le nuvole ci accompagnano lungo la strada e una pioggia battente impedisce la visita. Decidiamo di anticipare il rientro e imbocchiamo l'autostrada in direzione Torino.

La Rotonda
Se vi interessano informazioni riguardo a Vicenza e a Villa Capra cliccate qui 

Consigli veloci

Alloggio a Padova: Hotel Maritan. Di fronte ad uno dei presidi ospedalieri della città, dista circa 15 minuti a piedi da Prato della Valle. Di facile accesso perché su una delle vie di scorrimento rapido, è un buon punto di appoggio se l'idea è di visitare anche altro al di fuori di Padova.

Il Ristorante Donna Irene in vicolo Pontecorvo a Padova è assolutamente da provare, specialmente d'estate per il suo dehor. Portate eccellenti e presentate molto bene, di prezzo medio alto. Ma una volta ogni tanto si può fare!

Il Panificio Cappelli a Ferrara è situato poco distante dalla Cattedrale e ha un piccolo dehor dove si possono gustare i tortelli e il panpapato! Consigliatissimo!