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10 ottobre 2021

D come Domodossola - seconda parte

19 agosto

La giornata trascorsa in val Formazza è stata intensa e un po' impegnativa ma la sveglia non ci sorprende neanche oggi, siamo pronte a esplorare una nuova valle: la val Vigezzo.
Per vivere a pieno l'esperienza decidiamo di utilizzare una delle attrazioni più celebri della zona, ovvero la Vigezzina (o Treno delle Centovalli), ma dato che dobbiamo sempre distinguerci dalla massa invece di salire sul treno a Domodossola dove "nasce" percorriamo in auto il primo tratto di valle e lasciamo l'auto a Santa Maria Maggiore.
Su consiglio sia di Michela, sia dell'addetto della ferrovia incontrato il primo giorno, abbiamo prenotato i biglietti in anticipo, così verso le 10 saliamo sul treno e ci accomodiamo ai nostri posti.

Panorama dell'alta val Vigezzo dai finestrini del Treno Centovalli.

Attenzione: il Treno delle Centovalli parte dall'Italia e termina la sua tratta in Svizzera, quanto scriviamo si riferisce al momento in cui noi abbiamo fatto il viaggio, prima di recarvi in un Paese straniero, soprattutto se esterno all'area Schengen, vi consigliamo di documentarvi sulle norme anticovid da seguire sul sito del Ministero degli esteri.

Il viaggio dura poco più di un'ora e scorre piacevolmente anche se le nostre aspettative non vengono totalmente soddisfatte: pensavamo di poter ammirare maggiormente il panorama invece il treno percorre la maggior parte del tragitto tra i boschi. Per questo lo consigliamo vivamente durante il periodo autunnale quando la colorazione delle foglie sarà sicuramente uno spettacolo da non perdere.
Giunte alla stazione di Locarno come prima tappa ci rechiamo in un piccolo bar di fronte alla stazione per una sosta caffè, toilette e info. La cameriera ci indica la via più semplice sia per raggiungere il centro sia per il lungo lago.
Optiamo per incamminarci verso il centro città dove seguiamo un po' i ricordi di Kowalsky (che è già stata qui qualche anno fa) e un po' l'istinto per scoprire qualche scorcio interessante, il castello Visconteo e la piazza Grande. La città è carina, ma da un lato la ressa e dall'altro il fatto che il centro non sia pedonale (nonostante le strette vie di acciottolato) non contribuiscono ad affascinarci. Decidiamo quindi di spostarci sul lungo lago per pranzare con i panini portati da casa.

Rifocillate e soddisfatte iniziamo l'esplorazione della punta svizzera del lago Maggiore, tra moli, giardini e parchi gioco. Osserviamo la vita acquatica e le diverse attività a disposizione dei turisti, ci concediamo anche una sosta all'ombra di un maestoso albero ammirando il panorama, fino a quando non arriva l'ora di tornare verso la stazione per riprendere il treno sulla via del ritorno.

Molo sul lungo lago a Locarno.

Il viaggio di ritorno scorre tra chi schiaccia un pisolino e chi decide di fotografare il panorama e in poco tempo siamo di nuovo a Santa Maria Maggiore.
La nostra prima destinazione è il Museo dello Spazzacamino, un piccolo spazio espositivo che raccoglie materiale da tutto il mondo e consente di conoscere meglio questi giovani lavoratori coraggiosi, che troppo spesso associamo all'allegra figura di Bert, ma che in realtà conducevano una vita davvero difficile.

Una delle installazioni che decorano il tetto del Museo dello Spazzacamino.

La visita è istruttiva e interessante, ma ci lascia un po' scosse così decidiamo di girovagare senza meta per le vie del paese per soddisfare la nostra anima di esploratrici. Ci concediamo due pause: la prima al Caffè Pagani per un gelato della latteria locale e la seconda al Birrificio Ossolano dove ci facciamo consigliare e acquistiamo delle birre sia per la cena sia da portare a casa come souvenir.
Tutto sommato siamo soddisfatte della giornata e possiamo recuperare la macchina per ritornare alla nostra "base operativa", come le altre sere ceniamo a casa con un bel boccale di birra ossolana.

Birre ossolane.

12 settembre 2021

D come Domodossola - prima parte

Il primo viaggio insieme nel mondo post-pandemico è stato breve e vicino a casa ma, come è il nostro stile, intenso e super organizzato. Partiamo alla scoperta della valle Ossola.

16 agosto

Approfittando dell'offerta della Regione Piemonte di voucher turistici abbiamo deciso di porre la nostra "base operativa" a Domodossola nel B&B Tiffany
La truppa si ritrova in mattinata a casa di Skipper e da qui imbocchiamo l'autostrada in direzione nord, l'intenzione originaria era quella di fare una sosta sul lago Maggiore, ma la nostra super ospite Michela ci ha chiesto di anticipare il check-in così ci dirigiamo subito a Domodossola.
Dopo aver preso possesso del nostro appartamento e aver chiacchierato con Michela, che ci fornisce molti preziosi spunti da sfruttare durante il soggiorno, facciamo pranzo in casa e iniziamo a programmare le future escursioni.
Nel frattempo il cielo limpido che ci aveva accolto al nostro arrivo si rannuvola e inizia un violento temporale, decidiamo di aspettare che termini per uscire (armate di ombrelli) per esplorare il centro di Domodossola.
Da via Galletti, dove si trova il b&b, raggiungiamo via Garibaldi, poi giunte di fronte al comune imbocchiamo corso Fratelli di Dio e quindi corso Ferraris per arrivare fino alla stazione, dove cerchiamo informazioni sul treno delle Centovalli (o Vigezzina).
Ritorniamo sui nostri passi per iniziare a percorre quasi senza meta precisa le vie del "pentagono" centrale della città. Scopriamo così piazze e scorci davvero graziosi. Veniamo sorprese da un nuovo acquazzone mentre stiamo camminando su via Monte Grappa alla ricerca di una delle torri dell'antico sistema murario, così ritorniamo precipitosamente verso casa per recuperare la macchina.
Quattro passi a Domodossola: piazza Fontana

Continuiamo a dirigerci verso nord sulla superstrada E62 che porta al passo del Sempione e usciamo a Crodo, la nostra prossima meta. Nel frattempo le nuvole ci hanno completamente abbandonato e il sole splende nel cielo limpido.
Questo minuscolo paesino è sede della Acque di Crodo e ha dato i natali al... Crodino! In realtà il paese ha poco da offrire, così dopo una breve visita decidiamo di risalire in macchina per spostarci in una delle frazioni: Mozzio.
Parcheggiamo vicino a una cappella e facciamo una breve passeggiata fino all'hotel Belvedere per ammirare il panorama dall'alto.
Mozzio.

Dato che il vento è forte e le energie cominciamo a scemare decidiamo di ritornare a Crodo per un aperitivo, ovviamente a base di Crodino.
Rinfrancate e riposate torniamo verso Domodossola per fare la spesa e poi rientriamo al nostro appartamento nel b&b dove ceniamo.
Pausa aperitivo a Crodo.

17 agosto

Le campane del Santuario della Madonna della Neve ci svegliano di buon ora, ma non siamo particolarmente scioccate perché sono perfettamente sincronizzate alla nostra sveglia!
Ci vestiamo e scendiamo nel giardino del b&b per gustare l'ottima colazione che Michela ha preparato per noi, ci lasciamo tentare da datteri israeliani, torte fatte in casa e croissants appena sfornati così da fare il pieno di energie per la giornata che ci attende. Oggi esploreremo la prima della sette valli ossolane: la valle Anzasca, con l'obiettivo di ammirare il Monte Rosa.

Lo strepitoso buffet personale della colazione.

Con l'auto riprendiamo la superstrada E62, questa volta in direzione sud, e usciamo a Piedimulera, dove imbocchiamo la valle. Già da qui si può scorgere la cima del Rosa e rimaniamo da subito incantate.
Risaliamo la stretta valle fino alla località Pecetto di Macugnaga, dove parcheggiamo di fronte alla seggiovia. La prima intenzione è quella di visitare solo il piccolo borgo, ma ci lasciamo tentare da alcuni cartelli e iniziamo a percorrere il sentiero che costeggia la seggiovia.
Come ben sapete il nostro gruppo è molto affiatato ma quando si tratta di camminate in montagna, Soldato e Kowalsky sono molto più portate e allenate di Rico e Skipper, così dopo un breve tratto di sentiero percorso insieme ci separiamo. Il gruppo esperte raggiungerà la seggiovia Belvedere, mentre il gruppo principianti arriverà all'Alpe Burki, con annessa capatina all'omonimo agriturismo.

Il Monte Rosa e, in primo piano, il Torrente Anza visti all'inizio del sentiero che porta al Bevedere.

Dopo aver contemplato più da vicino il maestoso Monte Rosa, ridiscendiamo e ci ritroviamo al Ristorante Miramonti dove soddisfiamo il secondo obiettivo di giornata: gustare un bel piatto di polenta!
Sazie e riposate, recuperiamo gli zaini e ci spostiamo nell'abitato di Pecetto per ammirare le tipiche case walser.
Polenta e salsiccia.
Polenta concia.

Risaliamo in macchina e scendiamo leggermente la valle fino all'abitato di Isella, dove parcheggiamo per raggiungere la nostra prossima tappa: il lago delle Fate. Sfortunatamente il sentiero segnalato che iniziamo non è adatto a chi soffre di vertigini, quindi siamo costrette nuovamente a separarci.
Soldato e Kowalsky proseguono fino al lago, dove scoprono che esiste un comodo sentiero su sterrato che parte dal parcheggio percorrendo un tratto più lungo, invece Rico e Skipper seguono il sentiero che costeggia il torrente Anza e raggiungono la miniera d'oro della Guia.

Il lago delle Fate.

Ricompattato il gruppo e soddisfatte della giornata appena trascorsa, continuiamo la discesa a valle, ma lungo la strada veniamo attirate da un cartello che ci aveva incuriosito già al mattino: mirtilli! Facciamo quindi sosta all'Agriturismo In valle sul fiume, dove acquistiamo un cestino di mirtilli freschi e alcune marmellate.
L'ultima tappa della giornata è all'Azienda Vitivinicola Patrone per acquistare due bottiglie di vino da gustare insieme nelle nostre cene.

18 agosto

La sveglia è di nuovo scandita dalle campane, ma l'entusiasmo è alto oggi ci aspetta una giornata ricchissima alla scoperta delle valli Formazza e Antigorio.
La superstrada E62, a cui ormai siamo affezionate, ci accompagna fino all'uscita di Crodo, poi proseguiamo (sempre in direzione nord) sulla SS659. Attraversiamo prima la valle Antigorio e poi entriamo in val Formazza, il panorama è molto particolare si alternano tratti di strada in valli strette e ripide a zone di fondovalle ampie e soleggiate.
Vorremmo fermarci per ammirare la cascata del Toce, ma ci sorprende dietro a una curva e non riusciamo a trovare una piazzola per fermare la macchina, decidiamo così di proseguire fino al parcheggio della Chiesa della Madonna della Neve che si trova proprio dove inizia il salto della cascata, per osservarla dall'alto e scorgere tutta la valle.
Il panorama è stupendo ma ci tratteniamo poco da una parte perché, nonostante il tempo sia soleggiato, spira un vento gelido e dall'altra perché la ressa di turisti, accalcati e senza mascherina, ci mette un po' a disagio.
La val Formazza vista dalla cascata del Toce.

Dopo una sosta caffè/bagno al Ristorante Cascata del Toce, risaliamo in macchina e proseguiamo fino a Riale, dove lasciamo l'auto in un prato adibito a parcheggio.
Indossiamo le giacche antivento e carichiamo gli zaini in spalla per incamminarci verso il lago di Morasco, la strada è larga e asfaltata quindi facilmente percorribile da chiunque.
Giunte al bivio con il rifugio Bim Se, decidiamo che, vista la grande quantità di turisti, forse è meglio prenotare un tavolo per pranzo. Si rivela una giusta intuizione perché ci vogliono tre tentativi per riuscire a trovare un tavolo. Più tranquille riprendiamo la nostra camminata fino alla diga del Morasco che percorriamo interamente ammirando le acque verdi del lago e le meravigliose montagne che lo circondano.

Vista sul lago di Morasco dalla diga.

Terminata la passeggiata sulla diga, prendiamo il sentiero di sterrato che porta al rifugio Bim Se e poi continuiamo la discesa fino alla macchina. Ci spostiamo al Ristorante Cascata del Toce, dove abbiamo prenotato e qui si scatena il panico: non hanno segnato la nostra prenotazione! La cameriera molto gentilmente ci trova comunque un tavolo in una delle bellissime sale interne dipinte.
Ordiniamo due piatti di ravioli formazzini (ripieni di patate e menta) e due porzioni di canederli con crudo dell'Ossola e fonduta di formaggio locale, che condividiamo... non abbiamo una testimonianza fotografica perché quando i piatti sono arrivati eravamo così affamate che non abbiamo pensato ad altro.
Skipper e Kowalsky si fanno tentare anche da una fetta di strudel.

Vista dalla sala del Ristorante Cascata del Toce.

Satolle e soddisfatte riprendiamo la macchina e cominciamo la discesa verso valle, la prima tappa è un micro parcheggio in località Sottofrua. Da qui ci incamminiamo su un bel sentiero che conduce fino ai piedi della maestosa cascata del Toce. 
Lo spettacolo della cascata è mozzafiato e ci lascia davvero senza parole, anche il sentiero che abbiamo fatto ci ha molto colpito perché lungo il percorso sono presenti alcuni pannelli storici che raccolgono dipinti o brevi estratti di libri che rappresentano la cascata nella storia.

La cascata del Toce.

La tappa successiva è molto rapida, ci fermiamo lungo la strada per fotografare una delle numerose centrali idroelettriche della zona, quella di Cadarese. Facciamo qualche fotografia dall'auto e poi proseguiamo fino a Baceno per acquistare alcuni formaggi all'Antica Latteria di Baceno. Sfortunatamente nonostante le grandi aspettative date dal sito, in negozio l'offerta non è molto ampia e ci dobbiamo accontentare.

Dato che non è facile abbattere l'umore della truppa continuiamo con il programma serratissimo della giornata che ci porta prima a Verampio e successivamente a Crego per vedere altre due centrali idroelettriche. Sono degli edifici stupendi e non sembrano assolutamente delle centrali, ma piuttosto dei castelli o altri edifici residenziali. Siamo molto grate a Michela per questo suggerimento perché non avremmo mai pensato di andare alla ricerca di centrali nei nostri viaggi.

La centrale idroelettrica di Verampio.

Ultima tappa della giornata è alle Marmitte dei giganti e agli Orridi di Uriezzo (in particolare l'Orrido sud), delle formazioni geologiche dovute all'acqua e al ghiaccio che hanno scavato la roccia producendo delle forme spettacolari e suggestive. Come già successo al mattino anche qui sono presenti numerosi turisti, tanto che in alcuni momenti negli Orridi il traffico è davvero intenso e si deve attendere il proprio turno per poter procedere con la visita. Lo spettacolo naturale vale l'attesa anche se le vertigini paralizzano Rico su una scala a metà tracciato, così a malincuore deve fermarsi ma ne approfitta per fare una mini lezione di geologia a Skipper rimasta a farle compagnia.

Pinguine nell'Orrido sud.

Felici e super soddisfatte della giornata appena trascorsa, facciamo una piccola merenda in macchina e poi ci spostiamo al supermercato per acquistare qualche salume locale da assaggiare nella nostra cena casalinga.

01 dicembre 2019

Alta Provenza: Luberon e ritorno

24 aprile
Dopo una bella dormita nella nostra graziosa casetta, apriamo le imposte e... piove di nuovo! Non ci lasciamo scoraggiare, saliamo in macchina e ci immergiamo in un paesaggio surreale fatto di nuvole basse e curve fino a raggiungere l'Abbazia di Senanque.
Parcheggiamo l'auto quando ha appena smesso di piovere e riusciamo a raggiungere la biglietteria poco prima che si scateni un nuovo acquazzone; così ci possiamo dedicare con tutta calma alla visita della piccola abbazia, fondata quasi mille anni fa, e soprattutto allo shopping nel negozietto attiguo.
Il chiostro dell'Abbazia di Senanque.
Quando terminiamo la visita, complice anche il vento che si è alzato, il cielo è di un bell'azzurro punteggiato da qualche nuvola. Così ci concediamo una breve passeggiata nel parco che circonda il complesso dell'abbazia alla ricerca del famoso scorcio con il campo di lavanda, vista la stagione non possiamo vedere le piante fiorite ma riusciamo facilmente a immaginare il meraviglioso effetto nella stagione estiva.
Futura lavanda davanti all'abbazia, il più celebre scorcio di Senanque.
Soddisfatte della nostra mattinata, riprendiamo l'auto per raggiungere il paesino di Gordes che raggiungiamo proprio all'ora di pranzo. Dopo una breve esplorazione dei locali della Place du Chateau optiamo per un piccolo bistrot con vista sul castello. Poi, rinvigorite dal nostro pranzetto iniziamo l'esplorazione di Gordes. Il paese è molto grazioso: i vicoli seguono le pendici della collina, il castello ospita il museo cittadino e un fornitissimo ufficio del turismo, le terrazze panoramiche offrono uno splendido affaccio sulla campagna circostante. Tutto è curato, pulito e sferzato dal vento.
Dessert con vista sul castello di Gordes.
Passeggiando a Gordes.

24 novembre 2019

Alta Provenza: da Digne-les-bain a Manosque

22 aprile
Partiamo di buon mattino verso il Colle della Maddalena, tra avvistamenti fantasma, da parte di Soldato e Kowalsky, di caprioli, marmotte e stambecchi. Trascorriamo la mattinata in auto tra colli e curve fino a Digne dove ci aspetta la prima agognata meta geologica: un'enorme parete di ammoniti patrimonio dell'Unesco. L'entusiasmo di Soldato è quasi incontenibile, tant'è che sostiamo di fronte alle ammoniti per quasi un'ora... nel frattempo il cielo si rannuvola.
La parete di ammoniti.
Proseguiamo il nostro viaggio per raggiungere Castellane, dove trascorreremo la prima notte. Arrivate in paese ci separiamo nei soliti due gruppetti: le stambecchine, Soldato e Kowalsky, decidono di raggiungere la Chapelle Notre-Dame du Roc, una piccola cappella del 1703 abbarbicata su uno spuntone di roccia che si affaccia sulla piazza del paese. Nel frattempo le pigre Rico e Skipper esplorano il paese, tra vicoli e graziosi scorci, per poi dedicarsi a quel che riesce loro meglio: attendere il resto della truppa con un boccale di birra e una porzione di patatine fritte.
La piazza di Castellane sovrastata dallo spuntone di roccia su cui sorge la Chapelle Notre-Dame du Roc.
L'abitato di Castellane visto dalla Chapelle Notre-Dame du Roc.
Quando il gruppo si ricompatta riprendiamo il nostro mezzo per andare alla ricerca del camping che ci ospiterà in una delle sue mobilhome.


31 marzo 2019

Around Vancouver

26 agosto 2018
La giornata inizia presto: primo compito è ritirare l'auto all'aeroporto e, come nostra abitudine, ci facciamo prendere dai nostri soliti attacchi di ansia. Avremo abbastanza soldi sulla tessera del bus? Per sicurezza ricarichiamo 5 dollari ma arrivate a destinazione ci rendiamo conto di aver buttato dei soldi. Il biglietto della metro fino all'aeroporto costa come una corsa normale.
Raggiungiamo lo sportello Avis nell'area noleggio dove la nostra auto ci attende. Rispetto a quella prenotata acconsentiamo all'upgrade che ci viene proposto (ma che compensiamo con il noleggio gratuito del navigatore). La Jeep Compass nera che ci viene "affidata" si guida bene, è alta perciò facilita la visuale, mentre per abituarsi alla guida col cambio automatico ci vuole qualche minuto. L'istinto di usare la gamba sinistra per pigiare la frizione è grande ma cerchiamo di controllarci (inutile raccontare che tornate a casa Skipper ha tentato di guidare la sua auto nello stesso modo impallandola due volte!). 
Percorriamo una ventina di chilometri verso nord, per raggiungere il fiordo Indian Arm e veniamo catapultate in un'altra dimensione: Deep Cove Village è un grazioso paese di montagna avvolto nella nebbia e affacciato sul fiordo che si insinua nell'entroterra, conferendogli un aspetto vacanziero d'altri tempi, così come la musica retrò che arriva dalla fiera che è in allestimento.

Indian Arm dal molo di Deep Cove Village.
Ci concediamo una seconda colazione a base di cinnamon roll da Covert, prima di esplorare il paese, con le sue magnifiche case dalle rampe più che ripide che affacciano sul fiordo, il parco in festa e il pontile che si protende nell'acqua. 
Facciamo rapido pranzo vegetariano al Bluhouse Market & Cafe dove regna un'atmosfera estremamente amichevole e poco formale, infatti condividiamo il tavolo con tre studentesse di moda che preparano un progetto insieme.

I deliziosi cinnamon roll di Covert (attenzione quelli nella foto sono piccoli!).
Dopo pranzo ci spostiamo a North Vancouver. Non fatevi ingannare dal nome: si tratta di una diversa municipalità rispetto a Vancouver. La giornata è coperta e ventosa per cui passeggiamo lungo Lonsdale Quay, osservando i passanti, il mercato coperto e guardando lo skyline ancora nebbioso di Vancouver dall'altro lato della baia, sedute sul pontile ammirando il panorama ci rendiamo conto di quanto siano vicine le due città e ci sorprendiamo ancora di più ricordandoci che il primo giorno da Canada Place non riuscivamo a scorgere assolutamente nulla.
Lo skyline di Vancouver.
In previsione della gita di domani che comporterà alzarsi all'alba torniamo a casa presto per una cena leggera e alle 21.30 siamo già a letto.

24 marzo 2019

A passeggio per Vancouver

Dopo una lunghissima pausa di pubblicazione abbiamo deciso di tornare alla grande con il diario di viaggio della vacanza estiva di Skipper e Rico a Vancouver, nella regione del British Columbia in Canada.

21 agosto  2018
Di buon mattino inizia la nuova avventura, partendo dal campo base dei genitori di Rico in Costa Azzurra: Rico, Skipper e la nuova recluta Francesca lasciano l'Europa dall'aeroporto di Nizza in direzione Vancouver. 
Dopo aver effettuato il check-in e aver abbandonato i bagagli sul nastro trasportatore, c'è tutto il tempo per lasciarsi affascinare dal sorgere del Sole sul mare della baia di Nizza e fare una colazione burrosa in pieno stile francese. 
Sorge il sole sull'aeroporto Nice Cote d'Azur e inizia una nuova avventura.

Appena imbarcate sul velivolo della compagnia AirCanada Rouge, ecco il primo imprevisto della giornata: niente schermi. Per un volo di più di 8 ore, non avere film da guardare se non scaricando la app su un dispositivo personale fa diventare lunga l'idea del viaggio. Poco dopo ecco il secondo imprevisto: volo in ritardo. La causa? Bagagli smarriti a quanto pare. Pazienza. L'equipaggio passa tra i sedili fornendo poche informazioni ma copiose dosi di acqua. Una volta in volo si trova il modo di far passare il tempo tra qualche pisolino, i pasti, il diario di bordo e le parole crociate.
Atterriamo a Montréal per lo scalo; molti passeggeri sono stati riproiettati su nuovi voli a causa del ritardo. Ma a noi va bene. C'è tutto il tempo per passare i controlli della dogana canadese, fare tappa bagno, chiamare casa ed è di nuovo ora di imbarcarsi. Il secondo volo, di poco più di 5 ore, trascorre rapido tra un paio di film (ebbene sì, abbiamo gli schermi) e un pisolino. 
Giunte a Vancouver, recuperiamo i bagagli senza dover passare altri controlli doganali e in men che non si dica siamo fuori dall'aeroporto. C'è una luce strana ma non ci facciamo caso. 
Cerchiamo un taxi per raggiungere la nostra casa per la settimana, nella zona residenziale ed ecco che arriva il primo dei nostri suggerimenti. Non siamo abituate a servirci dei taxi quindi è stato un nostro errore, ma sappiate che per le varie zone di Vancouver ci sono delle tariffe prefissate. Assicuratevi di informare il vostro tassista che ne siete al corrente prima di prendere il taxi.

22 agosto 2018
Dopo essere crollate nei letti ieri sera, oggi ci svegliamo pimpanti e pronte a scoprire la città. Prima di avventurarci in centro città, però conosciamo Crystal, la nostra host, che viene a farci visita e a cui abbiamo portato, per mezzo di Rico, un souvenir da Torino 2006, "da una città olimpica ad un'altra". Dopo di che cerchiamo un supermercato per comprare frutta, verdura e altro pianificando a grandi linee i nostri primi giorni qui a Vancity. Ci accorgiamo subito che i prezzi per formaggi, frutta e verdura sono improponibili, quindi scegliamo con oculatezza. Nel supermercato è inoltre possibile acquistare la Compass Card, la tessera da usare per i mezzi pubblici. Una volta riposta a casa la spesa siamo pronte a partire.
Non controlliamo quale dei due bus vicini a casa sia quello che ci serve, ma ci dirigiamo verso la fermata più vicina. Una volta sul bus sorge il dubbio, dopo aver visto il globo di Science World allontanarsi. Chiediamo quindi informazioni e la gentile autista ci dice di scendere in Chinatown e ci dà indicazioni sul nuovo mezzo da prendere. Ci sembra uno spreco però, perciò proseguiamo a piedi verso la nostra meta, che è molto più vicina di quanto ci avevano detto. 
Scienze World è affascinante: già all'esterno è possibile giocare con alcuni esperimenti di diversi settori, quindi possiamo solo immaginare quanto sia divertente all'interno. Suoniamo strumenti realizzati con vecchie boe che ricordano una steel drum, scopriamo la stratificazione del suolo con un modellino e giochiamo con le chiuse in un altro.
Tra un gioco e l'altro, Rico continua a guardarsi intorno sorridendo, ancora non riesce a credere di essere nella città in cui vengono girate alcune delle serie tv che ama di più e che la costruzione di fronte a Science World sia proprio lo STAR Labs di The Flash (anche se in realtà è lo stadio cittadino).
Science World e sullo sfondo lo stadio.

16 luglio 2018

Un salto nella terra dei canguri - la città, le montagne e piccoli consigli

28 dicembre 2016
Saliamo sul bus 343 da Willoughby Road che ci lascia dopo una ventina di minuti a North Sydney, alla fermata Pacific Highway. Sorpassiamo Milsons Point Station e usufruiamo del sottopasso di Burton St. per raggiungere le scale che permettono di accedere ad Harbour Bridge. Attraversarlo a piedi è una esperienza, ma non potrei mai fare il tour che porta a scalare una delle arcate.

Harbour Bridge 

Scendiamo all'altezza di Cumberland St. e visitiamo brevemente gli spazi verdi attorno al vecchio osservatorio che offrono una nuova prospettiva sulla baia.
Percorriamo in discesa Watson Rd. e raggiungiamo Argyle St. Qui, all'incrocio con Lower Fort St., si colloca la più antica chiesa di Australia e di fronte ad essa si apre uno spazio che ancora oggi è segnato al catasto per il libero pascolo delle greggi.

Il patio nel parco dell'Osservatorio

Proseguiamo su Lower Fort St., passando di fronte al più antico pub della città: Hero of Waterloo. La costruzione è attorniata da case con ringhiere in ghisa su cui spiccano striscioni di protesta. Imbocchiamo George St. in cui vediamo l'insegna del famoso Pancake on the Rocks, astuto gioco di parole che indica la proposta del negozio e la zona in cui esso sorge (the Rocks per l'appunto, l'area in cui si insediarono i primi coloni). Ma mi lascio attirare da un altro caffè poco più avanti, dagli arredi coperti di centrini colorati. The Tea Cozy, caffetteria irlandese, è un dedalo di sale e dehor rallegrato dai lavori ad uncinetto colorati. Merita una sosta!

Il più antico pub australiano

Proseguiamo verso Circular Quay W dove sorge Cadmans Cottage. Costeggiamo una titanica nave da crociera che sta imbarcando i passeggeri per poi iniziare il suo viaggio e sbuchiamo sul mare. Qui si può ammirare una serie di ristoranti coperti da tendoni da cui spiccano pennoni di barche a vela, dietro cui fanno capolino le facciate di mattone rosso che tanto ricordano l'Inghilterra georgiana.

Locali sul lungomare di The Rocks

Costeggiamo l'area portuale fino a raggiungere e circumnavigare l'Opera House, edificio imponente con le sue volte a vela coperte di tegole danesi. Sulla passeggiata, placche di metallo nella pavimentazione segnano la linea costiera nel 1788. Raggiungiamo e ci addentriamo nei Royal Botanical Gardens, fondati nel 1816 e, aggirando le zone chiuse in preparazione ai fuochi di San Silvestro, raggiungiamo Mrs Macguire's Point. Attraversiamo poi i giardini in direzione del Conservatorio e passiamo di fronte al negozio di cioccolatini diventato tristemente famoso a causa dell'attentato nel 2014. Proseguiamo quindi fino al MLC Food Court per riposarci e rifocillarci con una insalata.

Royal Botanical Gardens e la baia

Riprendiamo la nostra visita da George St, affollata di turisti, artisti di strada e negozi per lo shopping post natalizio. Tento di visitare la Sydney Tower Eye ma l'attesa è di due ore, quindi rinuncio e proseguo con la mia famiglia in direzione del Queen Victoria Building, edificio di fine Ottocento su tre piani con due magnifici orologi e tantissimi negozi.

Galleria interna del QVB

Usciamo dal lato opposto e, passando di fronte a Town Hall e St. Andrew's Cathedral, raggiungiamo China Town, riconoscibile dalle due porte rosse affiancate da leoni. Ci concediamo un poco di shopping al vicino Paddy's Market e infine prendiamo da Park St il bus M40 verso casa.

Ingresso si Chinatown

29 dicembre 2016
Oggi si prevedono 38 gradi in città, quindi la proposta di visitare le Blue Mountains è ben accetta. Ci dirigiamo in auto verso Katoomba e, lasciata l'auto poco distante, ci avviamo ad Echo Point, da cui si possono ammirare le Three Sisters. Le montagne all'orizzonte sono davvero tinte di blu, a causa della luce e del particolato presente nell'aria.

The Three Sisters e le Blue Mountains

Dopo un breve giretto, ci spostiamo con l'auto a Scenic Word, stazione da cui partono un funibus, una monorotaia davvero ripida e numerose passeggiate. Scegliamo quella che ci porta alle Katoomba Falls, breve ma piacevole. Solo le mosche e il numero impressionante di turisti ci dissuadono dal rimanere oltre.

Katoomba Falls
Il funibus

Decidiamo di fare il nostro picnic a Leura, già sulla via di casa, e passeggiamo nella via centrale ricca di negozi e caffè.
Rientrati a Willoughby scegliamo per cena un ristorante giapponese ad Artarmon veramente favoloso, dove ognuno di noi trova un piatto da assaggiare.

30 dicembre 2016
Caldo! Caldissimo!
Iniziamo la giornata sul bus 272 e scendiamo a Wyniard St., che attraversiamo grazie al nuovo sottopasso pedonale in direzione Barangaroo. Puntiamo in direzione dell'oceano e sbuchiamo in King's St. Wharf, tra edifici contemporanei, facciate in movimento, strade sopraelevate che poggiano su costruzioni in mattoni. 

Palazzi che sostengono le strade

Costeggiamo Darling Harbour e lo attraversiamo usando il pedonale Pyrmont Bridge. Ai due estremi di questo ponte sono ancora presenti le stazioni tubolari della monorotaia, dismessa nel 2013. Costeggiamo il National Maritime Museum per raggiungere la fermata Pyrmont Bay del light rail. Siamo intenzionati a visitare il Fish Market che, alle 11 del mattino, brulica di gente intenta ad assaggiare le delizie che i banchi propongono.

La stazione della monorotaia

Delizie del mercato del pesce

Riprendiamo il light rail e scendiamo alla fermata Marion, dove imbocchiamo l'omonima via. Siamo al limitare del quartiere Leichhardt, un tempo abitato principalmente dalla comunità italiana, nonostante abbia un nome tedesco. Affamati, prendiamo quantità enormi di fish & chips in un negozio di fronte al Market Place, dentro cui troviamo posto per mangiare.

Ingresso del centro commerciale di Leichhardt

Ci fermiamo poi alla fermata su Marion St. in attesa del bus 370 che ci porta in tour attraverso Leichhardt fino a raggiungere New Town e la zona universitaria. Scendiamo alla fermata di King St. Before Watkin St e passeggiamo, protetti dalle tettoie che ci riparano dalla pioggia, su Princess Highway fino a raggiungere il New Town Social Club.
Concludiamo qui la nostra scoperta di Sydney e anche il nostro soggiorno in Australia.

New Town

31 dicembre 2016
E' ora di chiudere le valigie, salutare i luoghi diventati familiari e soprattutto abbracciare il pezzetto di famiglia che qui rimane. Noi si ritorna a casa! Benvenuto anno nuovo!


Bye bye Sydney

Prima alba del 2017
Consigli:

  • Se cercate da voi il volo ricordatevi anche di fare le pratiche per il visto. Oppure andate in agenzia e fatevi aiutare.
  • Affittare un'auto può rendere il vostro viaggio molto più agevole, ma ricordate di chiedere in una scuola guida la Patente Internazionale. Inoltre, se le autostrade sono principalmente gratuite, gli ingressi nelle grandi città sono a pagamento, così come il passaggio su alcuni ponti. Prestate attenzione ai cartelli e ricordatevi di pagare il corrispettivo dovuto su internet.
  • L'uso dei mezzi pubblici è altamente consigliato nelle citta: potete pagare il biglietto singolo a bordo, ma se vi fermate alcuni giorni nella stessa città potete munirvi di tessera ricaricabile che dovrete vidimare ogni salita e discesa.
  • L'Australia è un continente: pianificate il vostro viaggio in base ai vostri interessi e al periodo in cui andate. Ricordate che le stagioni sono all'opposto rispetto alle nostre.
  • Non esiste una cucina tipica, ma in ogni città troverete numerosi locali in grado di soddisfare i vostri palati, specialmente se frequentate le Food Court dei centri commerciali. 
  • Non è un viaggio economico, ma di certo si possono controllare le spese affittando alloggi e cucinando a casa. Tuttavia esistono locali davvero economici e che vi rimarranno nel cuore. Non ho speso mai così poco come al ristorante indiano a Canberra o al ristorante giapponese a Sydney.
  • Portatevi un cappello e crema solare ad altissima protezione se andate tra novembre e aprile: Il sole non perdona. E il buco nell'ozono neppure.
  • Le mosche. Saranno il vostro tormento. Ma la bellezza dei luoghi saprà ricompensarvi.

01 luglio 2018

Un salto nella terra dei canguri - la strada verso Sydney e i dintorni della city

24 dicembre 2016
Oggi si lascia Canberra! Siamo tutti un poco straniti perchè in effetti ci si abitua in fretta a vivere in maniera rilassata. Lasciamo Chaseling Street dopo aver riempito il baule del pick-up di Jon e ci dirigiamo verso Sydney.
La prima tappa è l'autogrill di Golburn, dove sorge una gigantesca statua di pecora da lana. E' persino possibile visitarne l'interno gratuitamente, per vedere un piccolo museo dedicato alla lana, e sbucare sulla testa della pecora.

La pecora di Golburn
La seconda tappa è Kiama, una meravigliosa località turistica arroccata tra la spiaggia e il promontorio che la protegge alle spalle. La strada per arrivare mette a dura prova il mio stomaco, a causa della serie infinita di tornanti e della rapidità con cui si arriva a livello del mare. Ma il panorama è splendido e il clima di trasforma mentre passeggiamo! Nuvole e vento: cos'altro chiedere?
Il faro è piccolino ma grazioso e tra i massi della scogliera di fronte ad esso si apre uno sfiatatoio attraverso cui alta marea e venti sferzanti fanno risalire l'acqua finchè non esce sbuffando.

Il faro a Kiama
Dopo un rapido pranzo a base di delizie di mare fritte al Cargos Wharf Restaurant, ci spostiamo verso Nan Tien Temple, il più grande complesso buddista dell'emisfero australe. C'è un festival in corso quindi il luogo pullula di fedeli e visitatori ed è suggestivo.

L'ingresso al tempio

Il gallo, segno cinese per il 2017
Ultima tappa prima di Sydney è Wollongong, con le sue spiagge amate dai surfisti e il faro edificato su un promontorio che fungeva da rifugio antiaereo e avamposto contro una possibile avanzata russa.

Il faro di Wollongong
Salutato il mare iniziamo il lungo e lento avvicinamento a Sydney: per arrivare a Willoughby impiegheremo più di un'ora.

25 dicembre 2016
Merry Christmas! Dopo colazione passeggiamo fino alla chiesa di St. Leonard's per la Messa. E' una giornata calda e umida ma fortunatamente troviamo un passaggio per rientrare alla nostra casetta. Dopo una seconda colazione come gli hobbit, scartiamo i regali e per la prima volta gioco con i Christmas Crakers, i loro indovinelli sciocchi e le corone di carta colorate!
St. Leonard's
Trascorriamo la giornata come da tradizione, mangiando e girovagando di casa in casa a salutare parenti e amici che accolgono anche noi a braccia aperte. Tuttavia per smaltire e respirare un pochino, Jon e Clelia ci portano al Ku-Ring-Gai Chase National Park dove passeggiamo e chiacchieriamo nei pressi della Empire Marina di Bobbin Head fino al tramonto.
Il bacino del parco

Empire Marina
26 dicembre 2016
Santo Stefano o Boxing Day!
Saliamo sul bus 257 da Willoughby Road in direzione Mosman scendendo alla fermata Military Road. La nostra meta è Clifton Garden da dove vediamo la partenza della regata Sydney to Hobart, la capitale della Tasmania. Dopo aver fatto numerose foto alle barche troviamo un posto tranquillo sotto gli alberi e pranziamo.
Vista sulla baia

Partenza della regata
Dalla spiaggia di Clifton Gardens seguiamo la Taylor Bay Track in direzione del Taronga Zoo Wharf. La passeggiata costiera si snoda lungo tutto il promontorio, tra scale, natura, case meravigliose e cicale dal frinire insistente; passa di fianco a Neutral Bay e quando Taylors Bay diventa Port Jackson Bay, una scala ci permette di salire fino al parcheggio dello zoo.
Una volta entrati il percorso è tutto in discesa e noi scegliamo di visitare le aree dedicate agli animali nativi australiani. Lo sguardo rassegnato di chi ha visto turisti tutta la vita mi lascia l'amaro in bocca. Lo zoo è un modo per vedere diverse specie di animali selvatici in poco tempo, ma osservarli in uno spazio ristretto e prigionieri fa comunque male. 
Un koala sull'eucalipto

La siesta dei canguri
Prendiamo il trenino (gratuito perchè vicino all'ora di chiusura) e ci spostiamo verso il padiglione degli elefanti indiani e poi della vita acquatica: i leoni marini dormono beatamente al sole e i pinguini nuotano da una parte all'altra. Chissà se il loro tunnel per la fuga è già pronto!?
Pinguini a rapporto
Usciti dallo Zoo ci imbarchiamo sul traghetto che porta verso la City. Se volete godervi una panoramica sulla città e sull'Opera House sedete verso sinistra, mentre se vi interessa vedere l'Harbour Bridge, scegliete i sedili verso destra.
Da Circular Quay cerchiamo la fermata più vicina per il bus rapido M40 e rientriamo a casa.
La City
27 dicembre 2016
Con l'auto oggi arriviamo a Manly, a nord di Sydney, attraversando Spit Bridge che offre un bel panorama da entrambi i lati. Sbuchiamo da Pine St sulla passeggiata che costeggia le spiagge e svoltiamo verso destra fino a raggiungere, tra una chiacchiera e una foto, la più protetta e affollata Shelley Beach.
La spiaggia di Manly

Sullo sfondo Shelley Beach
Tornando sui nostri passi ci fermiamo per un caffè a The Bower, che affaccia sulla piscina semi naturale scavata negli scogli dove osserviamo un gruppo di ragazzi tuffarsi pericolosamente vicino ad essi. Raggiunto The Corso, girovaghiamo tra i negozi fino all'ora di pranzo, che consumiamo al Bluewater Cafè, che ci sazia grazie alle porzioni super abbondanti.
Tuffi spericolati
Riprendiamo l'auto e raggiungiamo il Sydney Harbour National Park fino a North Head, da cui è possibile ammirare la City in lontanaza. Ultima tappa è Balmoral Beach, per un pochino di relax e una immersione di piedi nell'oceano.

Balmoral Beach