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12 settembre 2021

D come Domodossola - prima parte

Il primo viaggio insieme nel mondo post-pandemico è stato breve e vicino a casa ma, come è il nostro stile, intenso e super organizzato. Partiamo alla scoperta della valle Ossola.

16 agosto

Approfittando dell'offerta della Regione Piemonte di voucher turistici abbiamo deciso di porre la nostra "base operativa" a Domodossola nel B&B Tiffany
La truppa si ritrova in mattinata a casa di Skipper e da qui imbocchiamo l'autostrada in direzione nord, l'intenzione originaria era quella di fare una sosta sul lago Maggiore, ma la nostra super ospite Michela ci ha chiesto di anticipare il check-in così ci dirigiamo subito a Domodossola.
Dopo aver preso possesso del nostro appartamento e aver chiacchierato con Michela, che ci fornisce molti preziosi spunti da sfruttare durante il soggiorno, facciamo pranzo in casa e iniziamo a programmare le future escursioni.
Nel frattempo il cielo limpido che ci aveva accolto al nostro arrivo si rannuvola e inizia un violento temporale, decidiamo di aspettare che termini per uscire (armate di ombrelli) per esplorare il centro di Domodossola.
Da via Galletti, dove si trova il b&b, raggiungiamo via Garibaldi, poi giunte di fronte al comune imbocchiamo corso Fratelli di Dio e quindi corso Ferraris per arrivare fino alla stazione, dove cerchiamo informazioni sul treno delle Centovalli (o Vigezzina).
Ritorniamo sui nostri passi per iniziare a percorre quasi senza meta precisa le vie del "pentagono" centrale della città. Scopriamo così piazze e scorci davvero graziosi. Veniamo sorprese da un nuovo acquazzone mentre stiamo camminando su via Monte Grappa alla ricerca di una delle torri dell'antico sistema murario, così ritorniamo precipitosamente verso casa per recuperare la macchina.
Quattro passi a Domodossola: piazza Fontana

Continuiamo a dirigerci verso nord sulla superstrada E62 che porta al passo del Sempione e usciamo a Crodo, la nostra prossima meta. Nel frattempo le nuvole ci hanno completamente abbandonato e il sole splende nel cielo limpido.
Questo minuscolo paesino è sede della Acque di Crodo e ha dato i natali al... Crodino! In realtà il paese ha poco da offrire, così dopo una breve visita decidiamo di risalire in macchina per spostarci in una delle frazioni: Mozzio.
Parcheggiamo vicino a una cappella e facciamo una breve passeggiata fino all'hotel Belvedere per ammirare il panorama dall'alto.
Mozzio.

Dato che il vento è forte e le energie cominciamo a scemare decidiamo di ritornare a Crodo per un aperitivo, ovviamente a base di Crodino.
Rinfrancate e riposate torniamo verso Domodossola per fare la spesa e poi rientriamo al nostro appartamento nel b&b dove ceniamo.
Pausa aperitivo a Crodo.

17 agosto

Le campane del Santuario della Madonna della Neve ci svegliano di buon ora, ma non siamo particolarmente scioccate perché sono perfettamente sincronizzate alla nostra sveglia!
Ci vestiamo e scendiamo nel giardino del b&b per gustare l'ottima colazione che Michela ha preparato per noi, ci lasciamo tentare da datteri israeliani, torte fatte in casa e croissants appena sfornati così da fare il pieno di energie per la giornata che ci attende. Oggi esploreremo la prima della sette valli ossolane: la valle Anzasca, con l'obiettivo di ammirare il Monte Rosa.

Lo strepitoso buffet personale della colazione.

Con l'auto riprendiamo la superstrada E62, questa volta in direzione sud, e usciamo a Piedimulera, dove imbocchiamo la valle. Già da qui si può scorgere la cima del Rosa e rimaniamo da subito incantate.
Risaliamo la stretta valle fino alla località Pecetto di Macugnaga, dove parcheggiamo di fronte alla seggiovia. La prima intenzione è quella di visitare solo il piccolo borgo, ma ci lasciamo tentare da alcuni cartelli e iniziamo a percorrere il sentiero che costeggia la seggiovia.
Come ben sapete il nostro gruppo è molto affiatato ma quando si tratta di camminate in montagna, Soldato e Kowalsky sono molto più portate e allenate di Rico e Skipper, così dopo un breve tratto di sentiero percorso insieme ci separiamo. Il gruppo esperte raggiungerà la seggiovia Belvedere, mentre il gruppo principianti arriverà all'Alpe Burki, con annessa capatina all'omonimo agriturismo.

Il Monte Rosa e, in primo piano, il Torrente Anza visti all'inizio del sentiero che porta al Bevedere.

Dopo aver contemplato più da vicino il maestoso Monte Rosa, ridiscendiamo e ci ritroviamo al Ristorante Miramonti dove soddisfiamo il secondo obiettivo di giornata: gustare un bel piatto di polenta!
Sazie e riposate, recuperiamo gli zaini e ci spostiamo nell'abitato di Pecetto per ammirare le tipiche case walser.
Polenta e salsiccia.
Polenta concia.

Risaliamo in macchina e scendiamo leggermente la valle fino all'abitato di Isella, dove parcheggiamo per raggiungere la nostra prossima tappa: il lago delle Fate. Sfortunatamente il sentiero segnalato che iniziamo non è adatto a chi soffre di vertigini, quindi siamo costrette nuovamente a separarci.
Soldato e Kowalsky proseguono fino al lago, dove scoprono che esiste un comodo sentiero su sterrato che parte dal parcheggio percorrendo un tratto più lungo, invece Rico e Skipper seguono il sentiero che costeggia il torrente Anza e raggiungono la miniera d'oro della Guia.

Il lago delle Fate.

Ricompattato il gruppo e soddisfatte della giornata appena trascorsa, continuiamo la discesa a valle, ma lungo la strada veniamo attirate da un cartello che ci aveva incuriosito già al mattino: mirtilli! Facciamo quindi sosta all'Agriturismo In valle sul fiume, dove acquistiamo un cestino di mirtilli freschi e alcune marmellate.
L'ultima tappa della giornata è all'Azienda Vitivinicola Patrone per acquistare due bottiglie di vino da gustare insieme nelle nostre cene.

18 agosto

La sveglia è di nuovo scandita dalle campane, ma l'entusiasmo è alto oggi ci aspetta una giornata ricchissima alla scoperta delle valli Formazza e Antigorio.
La superstrada E62, a cui ormai siamo affezionate, ci accompagna fino all'uscita di Crodo, poi proseguiamo (sempre in direzione nord) sulla SS659. Attraversiamo prima la valle Antigorio e poi entriamo in val Formazza, il panorama è molto particolare si alternano tratti di strada in valli strette e ripide a zone di fondovalle ampie e soleggiate.
Vorremmo fermarci per ammirare la cascata del Toce, ma ci sorprende dietro a una curva e non riusciamo a trovare una piazzola per fermare la macchina, decidiamo così di proseguire fino al parcheggio della Chiesa della Madonna della Neve che si trova proprio dove inizia il salto della cascata, per osservarla dall'alto e scorgere tutta la valle.
Il panorama è stupendo ma ci tratteniamo poco da una parte perché, nonostante il tempo sia soleggiato, spira un vento gelido e dall'altra perché la ressa di turisti, accalcati e senza mascherina, ci mette un po' a disagio.
La val Formazza vista dalla cascata del Toce.

Dopo una sosta caffè/bagno al Ristorante Cascata del Toce, risaliamo in macchina e proseguiamo fino a Riale, dove lasciamo l'auto in un prato adibito a parcheggio.
Indossiamo le giacche antivento e carichiamo gli zaini in spalla per incamminarci verso il lago di Morasco, la strada è larga e asfaltata quindi facilmente percorribile da chiunque.
Giunte al bivio con il rifugio Bim Se, decidiamo che, vista la grande quantità di turisti, forse è meglio prenotare un tavolo per pranzo. Si rivela una giusta intuizione perché ci vogliono tre tentativi per riuscire a trovare un tavolo. Più tranquille riprendiamo la nostra camminata fino alla diga del Morasco che percorriamo interamente ammirando le acque verdi del lago e le meravigliose montagne che lo circondano.

Vista sul lago di Morasco dalla diga.

Terminata la passeggiata sulla diga, prendiamo il sentiero di sterrato che porta al rifugio Bim Se e poi continuiamo la discesa fino alla macchina. Ci spostiamo al Ristorante Cascata del Toce, dove abbiamo prenotato e qui si scatena il panico: non hanno segnato la nostra prenotazione! La cameriera molto gentilmente ci trova comunque un tavolo in una delle bellissime sale interne dipinte.
Ordiniamo due piatti di ravioli formazzini (ripieni di patate e menta) e due porzioni di canederli con crudo dell'Ossola e fonduta di formaggio locale, che condividiamo... non abbiamo una testimonianza fotografica perché quando i piatti sono arrivati eravamo così affamate che non abbiamo pensato ad altro.
Skipper e Kowalsky si fanno tentare anche da una fetta di strudel.

Vista dalla sala del Ristorante Cascata del Toce.

Satolle e soddisfatte riprendiamo la macchina e cominciamo la discesa verso valle, la prima tappa è un micro parcheggio in località Sottofrua. Da qui ci incamminiamo su un bel sentiero che conduce fino ai piedi della maestosa cascata del Toce. 
Lo spettacolo della cascata è mozzafiato e ci lascia davvero senza parole, anche il sentiero che abbiamo fatto ci ha molto colpito perché lungo il percorso sono presenti alcuni pannelli storici che raccolgono dipinti o brevi estratti di libri che rappresentano la cascata nella storia.

La cascata del Toce.

La tappa successiva è molto rapida, ci fermiamo lungo la strada per fotografare una delle numerose centrali idroelettriche della zona, quella di Cadarese. Facciamo qualche fotografia dall'auto e poi proseguiamo fino a Baceno per acquistare alcuni formaggi all'Antica Latteria di Baceno. Sfortunatamente nonostante le grandi aspettative date dal sito, in negozio l'offerta non è molto ampia e ci dobbiamo accontentare.

Dato che non è facile abbattere l'umore della truppa continuiamo con il programma serratissimo della giornata che ci porta prima a Verampio e successivamente a Crego per vedere altre due centrali idroelettriche. Sono degli edifici stupendi e non sembrano assolutamente delle centrali, ma piuttosto dei castelli o altri edifici residenziali. Siamo molto grate a Michela per questo suggerimento perché non avremmo mai pensato di andare alla ricerca di centrali nei nostri viaggi.

La centrale idroelettrica di Verampio.

Ultima tappa della giornata è alle Marmitte dei giganti e agli Orridi di Uriezzo (in particolare l'Orrido sud), delle formazioni geologiche dovute all'acqua e al ghiaccio che hanno scavato la roccia producendo delle forme spettacolari e suggestive. Come già successo al mattino anche qui sono presenti numerosi turisti, tanto che in alcuni momenti negli Orridi il traffico è davvero intenso e si deve attendere il proprio turno per poter procedere con la visita. Lo spettacolo naturale vale l'attesa anche se le vertigini paralizzano Rico su una scala a metà tracciato, così a malincuore deve fermarsi ma ne approfitta per fare una mini lezione di geologia a Skipper rimasta a farle compagnia.

Pinguine nell'Orrido sud.

Felici e super soddisfatte della giornata appena trascorsa, facciamo una piccola merenda in macchina e poi ci spostiamo al supermercato per acquistare qualche salume locale da assaggiare nella nostra cena casalinga.

13 maggio 2018

California on the road: da Los Angeles a San Francisco

Per un'amante del cinema come me la California (e soprattutto Los Angeles) ha sempre rappresentato una meta da sogno, così nell'estate del 2014, complice la volontà di un'amica di fare un viaggio lontano, sono volata sulla costa ovest degli Stati Uniti per un viaggio organizzato nell'assolata Cali.

3 settembre 2014
Di prima mattina prendiamo il bus che da Torino ci porterà a Milano Malpensa, fatto il check-in saliamo sul primo aereo che ci porta dall'Italia a Londra e poi affrontiamo le 12 ore di volo che ci separano da Los Angeles.

Giunte a LAX è sera dai finestrini riusciamo a vedere la superstrada che circonda la città e il suo celebre traffico! Dopo aver fatto i controlli di sicurezza contattiamo il tour operator che ci indica dove prendere la navetta che ci porterà in hotel per trascorrere la prima notte californiana.

4 settembre 2014
Sveglia presto e prima colazione da "campioni"! Recuperiamo i bagagli e incontriamo il nostro gruppo nella hall, poi ci mettiamo in marcia per la nostra prima tappa.
Da Los Angeles ci dirigiamo verso est sull'autostrada 15 per raggiungere Calico.
Calico è una delle tante città minerarie che si trovano in quello che era il vecchio West. Intorno al 1880 la città è passata da avere poco più di 100 abitanti fino a un massimo di 1200, successivamente l'avvento della tecnologia, il crollo del prezzo dell'argento e l'esaurirsi delle miniere ha fatto sì che gli abitanti la abbandonassero facendola divenire (già a inizio '900) una città fantasma. Dagli anni '50 è iniziato il recupero della città che ora è possibile visitare.
La clinica di Calico, tutte le pareti sono ricoperte da fondi di bottiglie di vetro.

Panorama di Calico dall'alto.
Dopo aver gironzolato tra le stradine polverose e aver pranzato con un sandwich e un'insalata risaliamo sul bus per raggiungere la nostra prossima tappa, che ci porterà fuori dal territorio californiano, infatti ci spostiamo in Nevada verso the fabulous Las Vegas!
Già dalla strada che ci porta all'hotel capiamo che questa città è tutto quello che si immagina... una cattedrale del deserto, inno alla stravaganza e alla follia! Prima ancora di essere scesi dal bus vediamo cappelle per matrimoni, edifici con architetture folli e caos gioioso... ed è ancora giorno! 
Il nostro tour prevede per la serata un'escursione facoltativa con la guida a cui rinunciamo optando per un'esplorazione in autonomia (si rivelerà un'ottima decisione), ceniamo presto al self service dell'hotel e poi andiamo alla scoperta della Strip.
Vista sulla Strip.
Le attrazioni da visitare sono fondamentalmente gli altri hotel che si trovano vicino al nostro. 
Quindi iniziamo il nostro giro intorno al mondo... partiamo da MonteCarlo, dove alloggiamo, poi ci rechiamo nella stupenda New York e porgiamo i nostri saluti alla Statua della Libertà, dopo aver ammirato l'imponente leone della MGM, torniamo in "Europa". Prima al Bellagio, dove assistiamo allo stupendo spettacolo delle fontane danzanti (come se fossimo nella scena finale di Ocean's eleven) e visitiamo il giardino botanico; poi raggiungiamo Roma (Caesar Palace), Parigi (Paris-Las Vegas) e Venezia (The Venetian).
Le fontane danzanti, sullo sfondo il Bellagio e il Ceasar Palace.

Il Paris-Las Vegas con la Tour Eiffel.
Tutto ciò che vediamo è folle e kitch ma non potrebbe essere più bello di così; è il fascino di questa città in cui nulla è proibito e tutto è possibile.
Un'avvertenza: all'esterno la temperatura (anche di sera) è oltre 35°C, negli hotel è circa 18°C, vestitevi prima di entrare in un edificio e comprate dell'acqua per sopravvivere all'esterno. 



27 gennaio 2018

Cracovia, per non dimenticare

Ho sempre desiderato visitare Cracovia, è un desiderio che nasce dal mio interesse per la storia della seconda guerra mondiale, dalla passione per il cinema e dall'aver ascoltato le canzoni di Guccini sin da bambina; è un desiderio che ho condiviso con i miei genitori per lungo tempo e lo scorso ottobre ho avuto la possibilità di realizzarlo proprio insieme a loro. Così un anno dopo essere stati a Berlino, grazie a un viaggio organizzato, siamo volati in Polonia.

7 ottobre 2017
La partenza è fissata per la mattina di sabato dall'aeroporto di Milano Malpensa, così dopo aver lasciato l'auto al parcheggio ci rechiamo al terminal e ci imbarchiamo. Facciamo la conoscenza dei nostri compagni di viaggio solo all'arrivo a Cracovia, tutti insieme ci trasferiamo in hotel e dopo un rapido pasto ci spostiamo con i mezzi pubblici verso il centro città.
Giunti in centro iniziamo un tour con una guida locale che ci illustrerà i monumenti principali e la storia della città, il tutto arricchito da simpatici aneddoti e curiose leggende. 
Lungo la Vistola, panorama della collina del Wawel su cui si riconoscono la cattedrale e il castello.
La nostra prima tappa è bulwar Czerwienski (come avrete capito il polacco non è proprio una lingua semplice) da cui possiamo ammirare il complesso del castello del Wawel e il lungo Vistola, che percorriamo fino ad arrivare alla statua del drago simbolo di Cracovia. La leggenda narra che in una grotta sotto il castello vivesse un drago molto ghiotto di fanciulle e che solo la furbizia di un semplice giovanotto, che imbottì di zolfo una pelle di agnello, salvò la città. 
Ogni cinque minuti circa il drago Wawel sputa fuoco.
Proseguiamo la visita risalendo la collina per ammirare la cattedrale e il cortile del castello, il quale è stato progettato da architetti italiani rinascimentali che dovettero adattare i progetti in voga nel nostro paese con le esigenze polacche. Infatti per poter avere una maggiore luce, il piano nobile è stato spostato al secondo piano e le colonne sono doppie.
Scendiamo dalla collina del Wawel per imboccare ulica Kanonicza, la via più antica della città dove, al numero 19, ha sede l'Arcivescovato in cui prestò servizio Papa Giovanni Paolo II. Continuiamo a percorrere il centro storico (quasi interamente pedonale) tra viette in acciottolato e piazze lastricate fino a raggiungere il Collegium Maius, la più antica università della Polonia. Dove dal 1491 al 1495 studiò Niccolò Copernico e dove il 6 novembre 1939 l'intero corpo docente fu deportato dai nazisti perché avevano deciso di ricominciare i corsi universitari, contravvenendo agli ordini del Reich.
Il cortile del Collegium Maius.
Mentre le ombre iniziano ad allungarsi raggiungiamo Rynek Glowny (piazza del mercato), centro culturale della città, la piazza è un enorme quadrato di 200 metri di lato con al centro la bellissima struttura del mercato coperto, una volta sede del mercato delle stoffe ora di negozietti di souvenir più o meno pregiati. Da un lato della piazza c'è la torre del municipio (unica parte rimanente, il resto è stato demolito nel 1820) e dall'altra la medioevale basilica di Santa Maria con i due campanili diversi.
Basilica di Santa Maria.
Percorriamo ancora via Florianska fino all'omonima porta, dove la guida ci saluta e il gruppo si separa per cenare e fare ritorno in hotel per la notte.

12 agosto 2017

Once upon a time...

10 agosto
L'ultima mattinata di vacanza ci vede impegnate nella riorganizzazione dei bagagli come prima cosa. Dato che le attrazioni che ci interessano sono abbastanza vicine partiamo con calma verso le 9 e prima dell'apertura siamo già a Morwellham Quay, nel Devon occidentale. Il villaggio è rimasto intatto dai tempi dell'Inghilterra vittoriana ed è stato un famoso porto collegato al sito minerario anche in epoca edoardiana.

Il villaggio di Morwellham Quay.
Il negozietto.
È diventato ancora più conosciuto dopo essere diventato set di un documentario storico della BBC. Si può passeggiare anche senza pagare il biglietto, ma con esso è possibile prendere parte a diversi laboratori collegati al periodo storico e all'attività mineraria, oltre visitare una miniera con l'apposito trenino pagando un extra. Il nostro desiderio di indossare abiti del passato qui viene soddisfatto dal laboratorio "Dress like Victorians" dove i visitatori possono scegliere da sè gonne e giacche da abbinare a graziosi cappelli. Oppure si può prendere parte al laboratorio di cioccolato o diventate minatori spaccando rocce alla ricerca di rame.

Il trenino che porta alla scoperta della miniera.
Il villaggio richiederebbe di trascorrere lì tutta la giornata ma il nostro programma è intenso.
Torniamo sui nostri passi per visitare una casa, proprietà del National Trust, praticamente dietro il nostro alloggio. Lanhydrock House ha un enorme parco che la circonda e la visita interna porta dal piano terra nobile, attraverso le cucine, ai piani superiori, sia nobili, sia quelli della servitù. Due ore bastano appena per visitare la casa.

Panoramica di Lanhydrock.

La stanza dove gli uomini si ritrovavano a giocare. 

Una stanza del piano nobile.
Ancora non soddisfatte, percorriamo la A30 in direzione Launceston alla ricerca del Jamaica Inn, locanda strategicamente posizionata nella brughiera per accogliere viandanti o, per lo più, contrabbandieri di passaggio. Diventata famosa grazie al libro omonimo di Daphne du Maurier, attualmente offre un piccolo ma interessante museo sulla scrittrice e sulle attività illegali del passato e non solo, ha un pub e un ristorante e due shop, oltre a delle camere. Ceniamo fuori approfittando della location piratesca e ci godiamo una birra locale per accompagnare il cibo.

Il Jamaica Inn.

Raccolta di copertine dei libri di Daphne Du Maurier.