23 agosto 2018

Salento e non solo: si prosegue!

9 luglio
Ci svegliamo presto e, dopo aver assemblato le valigie e caricato tutti i bagagli sull'auto, ci concediamo ancora un bagnetto mattutino a Porto Badisco, cercando di anticipare la calca. Questa spiaggetta ci piace molto, riparata in una caletta, l'acqua è fresca, ma piacevole. Mentre ci asciughiamo e rilassiamo, abbiamo anche il tempo di fare un incontro per noi inconsueto: un piccolo squalo, che probabilmente ha perso l'orientamento ed è arrivato vicino alla riva. I responsabili della spiaggia, dopo aver concesso a un po' di gente gli immancabili selfie con lo squalo, per noi di pessimo gusto, dato che lo squalo non sembra molto felice di posare fuori dall'acqua, lo riportano al largo con un pedalò. 
E' ormai mattino inoltrato, quando ci rimettiamo in viaggio per il nostro coast to coast pugliese: dall'Adriatico allo Ionio. Per l'ora di pranzo arriviamo a Gallipoli dove, destreggiandoci in mezzo al traffico, troviamo parcheggio appena prima del Ponte Cittavecchia. Entriamo nel centro storico nei pressi del castello e ci infiliamo nelle strette viuzze, alla ricerca di un posticino dove pranzare. 
L'isola del centro storico di Gallipoli, dominata dal Castello.

Mentre ci gustiamo una puccia salentina, panino tipico, il cielo si oscura, lasciando presagire nulla di buono. Proseguendo il nostro giro abbiamo appena il tempo di raggiungere Riviera Sauro e ammirare il panorama sul mare, che si scatena una tempesta, con tuoni, fulmini e un forte vento. Ci ripariamo di corsa nel bar più vicino e aspettiamo un'oretta buona che il temporale si sfoghi. Finalmente riusciamo a terminare il nostro tour di Gallipoli, anche se avremo voluto godercela con maggiore calma.
Lungomare di Gallipoli, con la spiaggia delle Puritate.

Risaliamo in auto per raggiungere la nostra sistemazione a Porto Cesareo. Posiamo i bagagli, ci cambiamo e siamo pronte per un altro tuffo! Il nostro padrone di casa ci consiglia di raggiungere la spiaggia di Torre Lapillo che dista pochi chilometri. Troviamo agevolmente parcheggio in mezzo alle case subito dietro la spiaggia, che è veramente bella, di sabbia finissima e acque trasparenti.
La spiaggia di Torre Lapillo.

Rimaniamo a goderci il tramonto e la calma serale, poi rientriamo a casa per farci una doccia. Per cena andiamo a Porto Cesareo, classica località turistica balneare, con famiglie e gruppi di giovani che passeggiano tra negozi e bar aperti fino a tarda sera. Fatichiamo non poco per trovare parcheggio, meno per trovare un locale in cui gustare un favoloso primo a base di frutti di mare.

10 luglio
Prima di abbandonare la costa e il mare per un tour nell'entroterra, cerchiamo ancora un posticino per un ultimo bagno nello Ionio. Seguendo i consigli di alcuni amici, ci dirigiamo a Punta Prosciutto, pochi chilometri a nord di Porto Cesareo. Arriviamo relativamente presto per non avere problemi di parcheggio. Qui si ha la scelta tra un promontorio più roccioso o una lunga lingua di sabbia bianca. Noi optiamo per la morbida sabbia. L'acqua è bassa e adattissima per i bambini, infatti a metà mattinata iniziano ad arrivare numerose famiglie.
L'incantevole mare di Punta Prosciutto.

Quando il caldo e la calca iniziano a farsi sentire, ripartiamo alla volta della Valle d'Itria. Il panorama cambia nuovamente, con una morfologia pianeggiante circondata da dolci colline coltivate a vigneto delimitate da muretti a secco e punteggiati qua e là da particolari e caratteristiche strutture a cono: i trulli. Per raggiungere Alberobello, dove pernotteremo, non abbiamo tappe precise, ma decidiamo di fermarci ogni qual volta un paesino o un panorama ci ispirano. Il primo borgo che ci incuriosisce è Ceglie Messapica, a cui le guide secondo noi non dedicano il giusto spazio. Si tratta di uno splendido paesino arroccato sulla collina, che spicca per le case dal tetto piatto dipinte di bianco e una particolare architettura che lo fa assomigliare a una città orientale. 
Ceglie Messapica.

Girovagando tra le sue viuzze incontriamo un ragazzo del posto che si ferma a chiacchierare volentieri con noi. Ci spiega che Ceglie Messapica è la capitale gastronomica, con una famosa scuola di gastronomia, e ci consiglia anche un locale tipico in cui pranzare. Visto che è proprio l'ora di pranzo perchè non approfittarne? E non ne rimaniamo affatto deluse!
Case del centro storico di Ceglie Messapica.

Percorsi pochi chilometri, ci fermiamo a Cisternino, il cui centro storico, adagiato su una collina, è molto suggestivo, con case basse addossate le une alle altre con scalette esterne.
Piazzetta di Cisternino.

Prossima tappa Martina Franca, anch'essa molto carina, ma a essere sincere ci colpisce un po' meno delle precedenti, forse perchè più grande e quindi più caotica o forse perchè il centro storico ci sembra più trascurato.
Centro storico di Martina Franca.

Prima di raggiungere Alberobello, abbiamo ancora il tempo di fermarci a Locorotondo, che ci stupisce per il suo impianto concentrico e le case imbiancate a calce con il tetto spiovente.
Centro storico di Locorotondo.

Siamo un po' stanchine ma molto felici dopo aver ammirato tanta bellezza. Sembra che abbiamo fatto le cose di corsa, siamo anche un po' pazze, ma in realtà sono tutti paesi molto vicini tra loro e i loro centri storici sono piccoli e si visitano tranquillamente con una passeggiata di un'oretta circa.
Raggiungiamo finalmente Alberobello e, dopo una doccia e un po' di riposo, usciamo a cercare un posto per cenare. Prima di rientrare non possiamo non ammirare dal belvedere lo spettacolo dell'antico Rione Monti di sera.
Alberobello di sera.
11 luglio
Non vediamo l'ora di visitare Alberobello. In realtà io ci sono stata da bambina, mentre per Elisa è la prima volta. Gli entusiastici ricordi che ho non vengono affatto smentiti: il Rione Monti sembra un paese fatato, con tutti i suoi trulli addossati uno all'altro, con le pareti bianche e i tetti a cono in pietra grigia. Mentre passeggiamo per le sue stradine lastricate, i negozi di souvenir aprono, e il paese si anima di turisti. Visitiamo il trullo siamese e la chiesa di S. Antonio anch'essa a trullo. Lasciamo il Rione Monti e passando per l'ottocentesco corso Vittorio Emanuele raggiungiamo il trullo sovrano, l'unico con un piano sopraelevato (visita a pagamento 1,5 euro), interessante anche per gli arredamenti. 
I trulli di Alberobello.

Ci concediamo ancora uno spuntino a base di focaccia tipica e ripartiamo in auto. Stasera si dorme a Matera, ma prima di raggiungerla decidiamo di fermarci a Altamura, tappa consigliata sia dalla gente del posto che dalle nostre guide. Durante il viaggio verso la Murgia il paesaggio cambia nuovamente, il verde di ulivi e viti lascia spazio a campi più brulli, di terra rossa e a campi di grano appena tagliato. 
Paesaggio rurale.

In realtà, come ci è accaduto spesso durante questa vacanza, le città più famose ci deludono un po': Altamura non ci colpisce particolarmente, nel centro storico spiccano corso Federico II di Svevia e la Cattedrale, mentre le vie limitrofe sono un po' trascurate.
La Cattedrale di Altamura.

Decidiamo di fare un salto a Gioia del Colle, che invece ci sorprende: nascosto tra le vie del centro si erge uno dei più celebri castelli di Federico II presenti in Puglia. 
Il castello di Federico II a Gioia del Colle.

Guidando tra dolci colline e file di cipressi che ci ricordano quasi un paesaggio toscano, entriamo finalmente in Basilicata e verso l'ora di cena siamo a Matera.
Il paesaggio che ci dà il benvenuto in Basilicata.

La nostra padrona di casa ci accoglie calorosamente, ci dà tutte le indicazioni per raggiungere il centro in pochi minuti a piedi e si offre anche di prenotarci una visita guidata per la mattina successiva (15 euro con una degustazione di prodotti locali). Seguendo i suoi consigli raggiungiamo con una piacevole passeggiata il centro per cenare. Attraversiamo via Lucana, imbocchiamo via Volta e ci ritroviamo nell'animata via Ridola su cui si affacciano molti locali. Curiosando nei dehor per trovare posto, arriviamo in Piazza Giovanni Pascoli, davanti al Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata, e sulla sinistra notiamo un belvedere, con molta gente affacciata a fare delle foto. Ci troviamo davanti uno spettacolo inaspettato, emozionante, unico.....non so se riesco a parole a descriverlo: un presepe. Finalmente dopo aver letto articoli, visto documentari, e sentito i racconti entusiasti di mia mamma, innamorata di questa città, la vedo con i miei occhi. Restiamo qualche minuto in silenzio, senza fiato, senza parole, con la pelle d'oca e gli occhi lucidi.
Matera di notte.

La fame ci riporta coi piedi per terra e troviamo posto in un vicino locale per cenare. Qui attacchiamo bottone con le nostre vicine di tavolo lucane, che ci sponsorizzano (neanche ce ne fosse bisogno!) la loro terra, facendoci proprio venir voglia di pensare già ad una prossima vacanza in Basilicata!
L'entusiasmo per il posto meraviglioso in cui ci troviamo ci fa dimenticare la stanchezza e, dopo esserci rifocillate a dovere, ci tuffiamo per le vie del paese: andiamo verso via S. Francesco d'Assisi e troviamo una stradina a destra con le indicazioni per i sassi, la imbocchiamo e ci lasciamo alle spalle le vie e le piazze animate per trovarci catapultate in un'altra epoca, in mezzo a case antiche, alcune delle quali abbandonate, altre in fase di ristrutturazione.
In mezzo ai sassi.

12 luglio
Al mattino siamo emozionate e non vediamo l'ora di scoprire tutti i segreti di Matera. La guida ci aspetta alla sede dell'agenzia Matera City Tour alle 10,30, noi avremmo voluto anche anticipare visto il caldo, ma non è stato possibile. Prima facciamo una passeggiata nella parte alta vista di sera, qualche foto, una seconda colazione e impazienti alle 10,15 siamo dall'agenzia. La visita è molto interessante, la guida ci narra la storia della città, ci parla della prosperità che aveva raggiunto diventando capoluogo di regione, fino poi all'abbandono e alla decadenza del dopoguerra, descrivendoci la vita nei Sassi, cioè nelle grotte scavate nella roccia lungo le ripide pareti della gravina, il canyon su cui la città si affaccia, chiuse dalle facciate in pietra. In seguito alla chiusura e all'esproprio negli anni cinquanta, i Sassi sono stati abbandonati. Negli ultimi anni è iniziato un recupero dell'area, che porterà Matera ad essere capitale della cultura europea nel 2019. La guida si è soffermata più volte con orgoglio a sottolineare che Matera non è solo sinonimo di povertà nè la "vergogna d'Italia", ma è stata una città ricca, con bellissimi palazzi, in cui però la povertà del dopoguerra si è protratta più a lungo che in altri luoghi d'Italia.
I sassi con la chiesa rupestre.

La visita comprende un giro nella parte alta, alla Cattedrale di Santa Maria della Bruna, per proseguire nel sasso Baresano e nel Sasso Caveoso, alla chiesa rupestre di S. Pietro Caveoso e alla Casa Grotta Storica di vico Solitario, tipicamente arredata. Dura in tutto due orette abbondanti, e quando rientriamo nella sede dell'agenzia ci offrono acqua fresca e degustazioni di prodotti locali, buonissimi.
L'interno della Casa Grotta.

Dopo pranzo dobbiamo nostro malgrado ripartire, ma decidiamo di andare ancora a vedere il panorama sulla città dal belvedere del Parco delle Murge, dall'altra parte della gravina. Usciamo da Matera in direzione Taranto-Laterza, per poi prendere una deviazione a destra che sale in mezzo a un territorio brullo e ricco di grotte. Dopo qualche chilometro arriviamo sull'altopiano e al parcheggio del Belvedere di Murgia Timone, da cui si apre l'incredibile panorama su tutta la città e sulla gravina.
Panorama dal Belvedere di Murgia Timone.

Restiamo un po' in contemplazione di questa meraviglia: da qui si riesce a capire il tessuto urbanistico della città, i Sassi e le parte alta e soprattutto lo spettacolare strapiombo sulla gravina. Ci vengono in mente le scene del film di Mel Gibson "Passion", dove ci troviamo ora hanno girato la crocefissione.
Ci mettiamo in viaggio stavolta senza tappe intermedie, in quanto dobbiamo raggiungere Ostuni. Visto che la vacanza è quasi finita e l'indomani dobbiamo consegnare l'auto al mattino, decidiamo di concederci un ultimo bagno. Superiamo Ostuni e la prima spiaggia che troviamo è quella di Torre Canne, tra le dune costiere, una bellissima lingua di sabbia con mare basso e acqua calda. Salutiamo il Mar Adriatico e in una ventina di minuti siamo a Ostuni
Il centro storico è molto turistico e la sera è animato da famiglie e giovani, ci sono molti locali e negozi aperti fino a tardi. Ceniamo e girovaghiamo nelle sue stradine lastricate e anche un po' scivolose!
Corso Vittorio Emanuele II a Ostuni.


17 agosto 2018

Salento e non solo: si parte!

Complici forse il lungo e freddo inverno di quest'anno e parecchie vacanze trascorse nel nord Europa, era da un po' di tempo che avevo il desiderio di trascorrere delle vacanze al mare, al caldo e soprattutto alla scoperta di un'altra parte della nostra splendida penisola. Parlandone con la mia amica Elisa, ci siamo trovate d'accordo nell'organizzare un tour nel Tacco d'Italia, alla scoperta del Salento e di molto altro. Avendone la possibilità, scegliamo come periodo la prima metà di luglio, per evitare la calca di agosto. A causa di incertezze lavorative riusciamo però solo a prenotare due settimane prima della partenza: ciò ci fa optare per il treno come mezzo di trasporto per raggiungere la Puglia, essendo ormai i costi dei voli Torino-Bari proibitivi. Scegliamo di viaggiare con l'intercity notte e sia per l'andata che per il ritorno troviamo due comode soluzioni dirette: andata, giovedì 5 luglio, partenza alle 20.20 da Torino Porta Nuova e arrivo a Lecce alle 8.52; ritorno venerdì 13, partenza alle ore 20.20 da Lecce e arrivo a Torino Porta Nuova alle 9.20. Prenotiamo le cuccette confort donna, che ospitano 4 persone, tutte donne. Sono parecchi anni che non dormiamo nelle cuccette e non sono così male: i letti hanno cuscini e lenzuola pulite e, vista l'aria condizionata sparata al massimo, chiediamo al controllore anche una coperta. Inoltre per ciascun passeggero troviamo un kit con pettine, salvietta per le mani, tappi per le orecchie, succo di frutta e pasticcino per la colazione. Il dondolio del treno ci culla, anche se il materasso un po' duro ci costringe a svegliarci parecchie volte per cambiare posizione. Sia all'andata che al ritorno siamo fortunate perchè troviamo come compagne di viaggio tutte persone discrete e silenziose.

6 luglio 
Arriviamo puntuali alla stazione di Lecce e ci dirigiamo subito al B&B che abbiamo prenotato, per posare i bagagli e darci una rinfrescata prima di tuffarci alla scoperta della città. Dato che la reception però non apre prima delle 10.00, ne approfittiamo per fare colazione e assaggiare subito la specialità locale: il pasticciotto alla crema. 
Tempo di posare le valigie e siamo pronte per raggiungere il centro storico di Lecce. La nostra sistemazione è vicina al Castello di Carlo V, riconoscibile dall'imponente cinta bastionata, nel cortile del quale entriamo subito a curiosare. La struttura massiccia, di pietra locale, bianca e gialla crea un magnifico contrasto col cielo azzurro. 
Il cortile interno del Castello di Carlo V.
Prendiamo poi una delle vie che dal castello portano verso Piazza S. Oronzo e ai resti dell'Anfiteatro Romano, imponenti.
I resti dell'Anfiteatro Romano.
Da qui proseguiamo in via Umberto I, ammirando le facciate delle case, fino a giungere alla chiesa di S. Croce, uno dei più rinomati esempi di barocco leccese. Purtroppo non possiamo ammirarne la facciata perchè in restauro, ma l'interno ci lascia a bocca aperta: è molto luminoso e le decorazioni barocche sono talmente fini da sembrare dei ceselli. Di particolare bellezza e ricchezza decorativa sono i diversi altari, ci colpisce soprattutto quello dedicato a S. Francesco da Paola.
Particolare della decorazione dell'altare dedicato a S. Francesco da Paola.
Proseguiamo il giro perdendoci nelle vie del centro, dove si aprono bellissimi scorci, piazzette e cortili nascosti, fino a raggiungere Porta Napoli, la più monumentale delle tre porte che si sono conservate. Da qui imbocchiamo via Palmieri, ricca di palazzi settecenteschi e negozietti, e raggiungiamo la scenografica piazza Duomo. L'ingresso è controllato da statue poste su un propileo, superato il quale si entra nella piazza su cui si affacciano il Duomo, con il bellissimo campanile a cinque piani, il Palazzo Vescovile e il Seminario. Visitiamo l'interno del Duomo e poi ci accomodiamo sui gradini davanti alla facciata laterale, a goderci un po' di ombra e di arietta fresca....il caldo si fa sentire! 
Il Duomo di Lecce.
E' ormai ora di pranzo e ci incamminiamo alla ricerca di un posto per rifocillarci. Usciti da Piazza Duomo, giriamo a sinistra in via Libertini, dove si affacciano numerosi negozi di souvenir ma anche bellissimi edifici barocchi, tra cui svariate chiese e il Conservatorio. La via è chiusa da un'altra storica porta, Porta Rudiae. Proprio nelle sue vicinanze troviamo un locale dove sederci a consumare un panino e una bibita fresca. Nel pomeriggio dopo aver consultato le guide, riprendiamo a girovagare e percorriamo via Vittorio Emanuele, dove ammiriamo la Chiesa di S. Irene, patrona di Lecce, poi svoltiamo a destra per andare alla ricerca dei resti del Teatro Romano, che sbuca all'improvviso tra palazzi e viuzze.
I resti del Teatro Romano.
Nelle vicinanze ammiriamo anche la particolare chiesa di S. Matteo: la facciata è divisa in due piani, quello inferiore convesso, quello superiore concavo!
Il caldo sole del sud a cui non siamo ancora abituate si fa sentire e decidiamo di prendere una bella granita rinfrescante, che consumiamo davanti ai gradini di S. Irene, dove fila una piacevole arietta e dove ci riempiono di taralli, offerti da un negozio poco distante! E già, se a Lecce vi trovate a passare vicino a negozi di prodotti tipici, non mancheranno di offrirvi assaggi gratis, dei numerosi tipi di taralli, dolci e salati! Come ultima meta della giornata vogliamo andare a visitare la chiesa dei Ss. Nicolò e Cataldo, che si trova in una zona più esterna rispetto al centro della città, nei pressi del cimitero, e che tutte le guide ritengono degna di nota. Attraversiamo nuovamente il centro, raggiungiamo Porta Napoli e imbocchiamo viale S. Nicola, nella zona universitaria. Quando arriviamo però troviamo le porte chiuse: il cimitero apre solo dalle 17.00 alle 19.00. Siamo ormai troppo stanche per aspettare, e decidiamo di tornare nella nostra stanza per una doccia e un po' di riposo.
La sera Lecce si anima ancora di più di turisti e locali che escono a passeggiare e a godersi un po' di fresco. Consumiamo cena in uno dei numerosi dehor dei locali del centro e poi passeggiamo lungo le principali vie, estasiate dalla bellezza della città, che le illuminazioni rendono ancora più scenografiche e spettacolari.
Piazza Duomo la sera.
7 luglio
Oggi si lascia Lecce e si inizia la scoperta del Salento. Per una maggiore libertà abbiamo optato per l'affitto di un'auto, prenotata tramite il sito rentalcars, che confronta i prezzi e le offerte di diverse compagnie. Abbiamo scelto la compagnia di noleggio Maggiore, che dista una mezz'oretta a piedi dal nostro B&B.
Carichiamo i bagagli sulla nostra ford Fiesta e partiamo in direzione sud. Per raggiungere l'appartamento che ci ospiterà per le prossime due notti a Uggiano la Chiesa, decidiamo di percorrere un itinerario alternativo: attraverseremo la Grecia Salentina. Si tratta di una serie di paesini che distano pochi chilometri tra di loro, e che mantengono lingua e cultura ellenofona, parlando un particolare dialetto chiamato griko. Cosa davvero singolare sono i cartelli e le insegne dei negozi, scritti sia in italiano che in griko!
L'incantevole paesaggio della campagna leccese.

Immerse in una campagna brulla e coltivata a ulivi, in cui si nascondono delle torrette,  il primo paese che incontriamo è Calimera, il cui centro è costituito da una piazza con una graziosa Chiesa, dove oggi si celebra un matrimonio, e da viuzze con case basse e chiese di rito greco.
Una chiesetta a Calimera.
Proseguiamo il tour e all'ora di pranzo siamo a Martano, il cui centro è molto carino, con viuzze strette, piazze e bei palazzi.
Centro storico di Martano.
Ci rimettiamo in marcia e scorgiamo sul crinale di una collina Carpignano Salentino, decidiamo di fermarci per una passeggiata. Ci perdiamo tra le sue viuzze, con case e palazzi che necessiterebbero di essere restaurate e scopriamo che purtroppo non possiamo visitare nè la chiesa che è chiusa, nè le cripte con affreschi bizantini perchè sono su prenotazione.
Chiesa di Carpignano Salentino.

Terminiamo così il nostro tuffo nella Grecia, che consigliamo a chi vuole staccare dal caos delle grandi città e delle spiagge.
Mancano ormai pochi chilometri prima di raggiungere la nostra nuova sistemazione e, proprio sulla strada che porta a Uggiano la Chiesa, si trova il Dolmen "Li Scusi", a Minervino di Lecce, tra i più grandi di tutta la Puglia. E' in un posto un po' isolato, immerso tra gli ulivi, raggiungibile con una breve deviazione dalla strada principale, ben segnalata.
Dolmen "Li Scusi".
E' ormai pomeriggio inoltrato quando arriviamo al nostro appartamento a Uggiano la Chiesa: posiamo i bagagli, ci rinfreschiamo e chiediamo subito dov'è la spiaggia più vicina per poter finalmente fare un bagno nel mare del Salento. La nostra padrona di casa ci consiglia quella più facile da raggiungere che è anche una delle più famose: la spiaggia di Porto Badisco. Distante 5 chilometri, si tratta di una lingua di sabbia che si apre in una profonda insenatura, un fiordo, dal mare cristallino, dove la leggenda vuole sia approdato Enea. Raggiungere la spiaggia nel tardo pomeriggio si rivela un'idea azzeccata: molti se ne stanno già andando e così possiamo parcheggiare direttamente dietro la spiaggia, e troviamo anche agevolmente posto per i nostri asciugamani. Si tratta di una spiaggia libera comunale, che offre la possibilità di affittare sdraio e ombrelloni a 8 euro.
La spiaggia di Porto Badisco.
Dopo un po' di meritato relax in acqua e al sole e aver ammirato il tramonto, torniamo a casa per una doccia. Per cenare scegliamo di andare in un agriturismo che abbiamo visto sulla strada di ritorno dal mare.

8 luglio
Sveglia presto per andare alla scoperta della costa Adriatica. Prima meta Otranto: da Uggiano, torniamo a Porto Badisco e prendiamo la litoranea verso nord che in breve ci porta a Otranto. Parcheggiamo a pagamento poco prima del porto, a circa 10 minuti a piedi dal centro storico. L'idea di visitare Otranto di primo mattino si rivela vincente: la città è molto tranquilla, con ancora pochi turisti, i negozi stanno pian piano aprendo e non fa ancora tanto caldo. Il centro storico è incantevole: si trova all'interno di una cittadella, circondato da bastioni imponenti. Noi arriviamo da via Guglielmo d'Otranto ed entriamo subito in Piazza Castello, poi giriamo a sinistra per perderci nelle viuzze lastricate e ammirare le facciate bianche delle case, che ci ricordano quelle delle isole Greche.
Il centro storico di Otranto.
Viuzze del centro storico.

In breve tempo raggiungiamo il Lungomare degli Eroi da cui si gode un'incantevole panorama sulla città e sul mare cristallino. Riprendiamo a passeggiare nel centro, passando attraverso Porta Alfonsina, e andiamo a visitare la Cattedrale che ci lascia a bocca aperta: tempio di età romanica con un magnifico rosone sulla facciata. Ma la vera meraviglia è il mosaico che ricopre quasi tutto il pavimento, l'unico della Puglia quasi interamente conservatosi. Non dimenticate di scendere a visitare anche la sottostante cripta.
Il mosaico della Cattedrale.

Seguendo le indicazioni andiamo anche a visitare S. Pietro, piccolo capolavoro di epoca bizantina, con pianta a croce greca, dove coesistono splendidi affreschi di diverse epoche.
S. Pietro.
In tarda mattinata ripartiamo, e imbocchiamo nuovamente la litoranea, direzione sud, alla ricerca del faro di Punta Palascìa, il capo d'Otranto, l'estremità più orientale d'Italia. Fatichiamo non poco a trovarla, in quanto non ci sono indicazioni e il faro si trova su uno scoglio più in basso rispetto alla strada. Dopo aver chiesto informazioni, ci fermiamo nei pressi di costruzioni militari riconoscibili da grandi antenne. Lasciata la macchina, si prosegue a piedi lungo una sterrata che conduce verso il promontorio e al faro, da cui si gode una vista stupenda sulla costa alta e rocciosa sferzata dal vento e nelle giornate terse si può intravedere perfino la costa albanese.
Il faro di Punta Palascìa.
Riprendiamo il nostro viaggio verso sud: la costa è puntellata di calette, anfratti, torrette di avvistamento, insenature e grotte, alcune anche con pitture rupestri, come la grotta dei Cervi, purtroppo non visitabile.
Torretta d'avvistamento lungo la costa.
Per pranzo ci fermiamo a Castro, costituito da Castro Marina in un'insenatura, e Castro superiore, con le rovine della rocca e la Cattedrale.
Finalmente nel primo pomeriggio raggiungiamo il santuario de Finibus Terrae, cioè il santuario di Santa Maria di Leuca. Dall'antistante piazzale si gode di un'ampia vista sul promontorio con il faro, dove le acque del mar Ionio e dell'Adriatico si incontrano. E' veramente suggestivo e anche un po' emozionate.
Capo Santa Maria di Leuca.
A questo punto decidiamo di meritarci un po' di relax in spiaggia e un bagnetto rinfrescante in queste splendide acque. Proseguiamo qualche chilometro dopo il paese di Santa Maria di Leuca e tra Marina di Felloniche e Marina S. Gregorio troviamo una caletta con accesso al mare. E' un tratto molto roccioso, ma facendo attenzione e con le opportune scarpe da scoglio ci immergiamo in acque cristalline, in compagnia di coloratissimi pesci.
In tarda serata rientriamo a Uggiano, dove ceniamo in una griglieria del centro.